Striscia la Notizia tra gli atti dell’inchiesta contro la cosca rom di Catanzaro


Anche il servizio del programma satirico di Canale 5, “Striscia la Notizia”, è finito negli atti dell’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il gruppo criminale rom di Catanzaro, Bevilacqua-Passalacqua. In particolare si tratta di alcune intercettazioni tra indagati, successive a quanto avvenuto nell’ottobre 2019 quando nel quartiere di viale Isonzo l’inviato del programma Vittorio Brumotti, ha registrato un servizio tra i palazzi popolari abitati dai rom.

Nel servizio si mostravano alcune immagini riprese dal cameraman che si era presentato presso l’abitazione di uno degli indagati, Massimo Bevilacqua, luogo in cui era avvenuta poco prima la consegna di una bustina di colore bianco da parte della moglie Antonella Iuliano. Brumotti il giorno successivo si era presentato a casa Bevilacqua-Iuliano con i carabinieri chiedendo ai due se in quell’abitazione si spacciasse.

I coniugi avevano negato e l’inviato, uscendo, nel cortile della palazzina, dovette affrontare un gruppo di nomadi che lo accerchiarono, alcuni per curiosità, altri per minacciarlo. Tra questi si vede un 29enne che a più riprese intimidisce Brumotti. Le indagini che erano già in corso hanno permesso di registrare i commenti dei protagonisti su quanto accaduto in quella occasione.

Il 3 novembre 2019, infatti, gli agenti della Squadra mobile di Catanzaro hanno intercettato una conversazione nell’auto di due persone, tra i quali Massimo Bevilacqua. In un primo momento l’altro prende in giro Massimo per non avere riconosciuto “quello con la bicicletta”, ma l’uomo spiega che a presentarsi alla sua porta la prima volta “non è venuto lui… è venuto un altro al posto suo!”.

“Lui è venuto apposta…è venuto che lo hanno chiamato, lo hanno chiamato loro…hai capito??!!….e lui è venuto apposta!”, dice l’altro uomo per poi aggiungere: “Eh….dopo ….si è visto con Gratteri…”. “Gli ha dato la conferma agli sbirri quel cornuto…”, commenta Massimo Bevilacqua.

Nel corso del dialogo, l’altro uomo, identificato in Ernesto Bevacqua, anche lui coinvolto nell’operazione, “consigliava a Massimo Bevilacqua – è scritto nell’ordinanza – che, nell’eventualità in cui l’autorità l’avesse chiamato a riferire in merito all’episodio, avrebbe dovuto dichiarare che ciò che era stato ceduto era farina e non sostanza stupefacente“.

“Dai dati emersi – scrive infine il gip – si ricava un quadro indiziario molto grave in quanto i dialoghi intercettati non lasciano spazio a dubbi circa la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del reato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti…”.