Tarantelle di date

 Durante la non tanto tranquilla elezione della presidenza del senato, abbiamo sentito danze di date da celebrare, magari con relative vacanze. La presidente anziana Segre ha dichiarato che bisogna festeggiare il 25 aprile, il I maggio, il 2 giugno; il presidente effettivo, Larussa, aggiunge il 17 marzo; e già che ci siamo, suggerisco io assieme a tanti intervenuti sui social, il 21 aprile; una volta c’erano l’11 febbraio e il 4 novembre.

 Che successe, da solennizzare? Andiamo con ordine.

L’11 febbraio [1929], i Patti Lateranensi (Trattato e Concordato), firmati da Chiesa (cardinale Gasparri) e Stato (Mussolini), che mettevano fine alla questione romana. Dite voi, ma si parla di Mussolini: beh, lamentatevi con quelli che scrissero l’art. 7 della cost., che dei Patti fa uno dei Principi fondamentali. Leggere per credere. L’11 febbraio era vacanza, poi l’abolirono. A proposito: in epoca liberale si festeggiava il 20 settembre [1870], Porta Pia e conquista di Roma. Abolì la festa il Regime fascista per effetto dei Patti.

17 marzo [1861], la camera approvò una legge di un solo breve articolo, che, implicitamente cancellando tutti i titoli regi e sovrani d’Italia inclusi gli innumerevoli suoi, attribuiva a Vittorio Emanuele II quello unico di re d’Italia. In un certo senso, è la data dell’unità giuridica. Per chi trovasse da ridire, in senato c’è una gigantesca lapide a questo proposito: e temo che un discreto 80% dei sedenti e leggenti deputati ignori di che si parla.

21 aprile [753 a. C.] era una ricorrenza fascista, il Natale di Roma, che fu fondata quel giorno da Romolo e Remo. Era anche la Festa degli alberi (ecologia!), e alquanto sopravvisse come tale: io ricordo di aver assistito, in IV elementare, 1958, alla messa a dimora dell’attuale Pineta. Si festeggia oggi solo a Roma. Ah, sappiamo che i Romani antichi, sempre pronti alle feste, solennizzarono nel 247 il millenario della Città: curiosamente, regnava un imperatore dal nome greco di Filippo, e detto l’Arabo.

25 aprile [1945], detta ufficialmente della Liberazione; data simbolica degli avvenimenti confusi di fine aprile 1945: resa militare dei Tedeschi e dell’esercito regolare della RSI e occupazione del Nord da parte degli Angloamericani; ed entrata di formazioni partigiane in alcune città. È vacanza.

I maggio: non si sa esattamente, e si racconta in vario modo; ma è in gran parte del mondo la Festa del lavoro. Ricordo bene che, in qualità di esponente di massimo (e anche di minimo) livello del MSI-DN e attivista della CISNAL/UGL l’abbiamo sempre festeggiata anche noi. È vacanza.

2 giugno [1946], referendum istituzionale, vinto, in misura non proprio schiacciante, dalla repubblica. L‘avevano abolita, poi tornò vacanza. Ah, si festeggiava un tempo anche il “genetliaco del re”; nel linguaggio roboante del tempo, era il compleanno di Vittorio Emanuele III: 11 novembre [1869].

15 agosto, è Ferragosto, festa sì istituita in periodo fascista, ma guai a toccarla.

28 ottobre [1922], Marcia su Roma; era così festa, che si contavano gli anni. Per esempio, oggi 2022, saremmo nell’anno C (cento) E. F. Le altre date littorie, 23 marzo [1919], fondazione dei Fasci, e 3 gennaio [1925], Leggi fascistissime, non davano adito a vacanze nazionali. Ah, volete ridere? Ma sì, che fa buon sangue. A Catanzaro S. Maria c’era una via 28 ottobre, palesemente intitolata alla Marcia. Non se ne accorgeva nessuno tranne chi scrive, che la omaggiava; finché qualcuno trovò la cosa a lui ostica, e… dite voi, cambiò la via? Una parola, e ce ne vogliono carte e pratiche… Ed ecco la trovata geniale: la strada restò 28 ottobre, però sotto sta scritto “Data dell’elezione di papa Giovanni XXIII”; lo giuro! E ora dovrebbero cambiare un’altra volta, perché nel frattempo Roncalli è diventato santo.

4 novembre [1918], vittoria della Prima guerra mondiale. Siccome poi abbiamo vinto l’Etiopia e la Spagna, però perso la Seconda mondiale, è la Festa delle Forze Armate e commemorazione dei Caduti, senza vacanza.

 Ciò letto, ognuno si scelga le feste sue. Per esempio, i filoborbonici seri e non pinoaprilati, potrebbero festeggiare l’8 dicembre [1816], Madonna Immacolata e proclamazione del Regno delle Due Sicilie; o il 13 febbraio [1861], fine della valorosa difesa di Gaeta. E anche il 30 maggio [1734], battaglia di Bitonto e inizio del regno di Carlo di Borbone, in Spagna poi Carlo III.

Ulderico Nisticò