Teatro metateatro archeologia industriale e sociale, e la Mostra

La rappresentazione CRONACHE DEL QUARZO, del 6, è stata un’operazione di metateatro, in cui il pubblico – molto numeroso, e sarebbe stato ancora di più se avessi avuto più delle 150 sedie, senza dire dei posti in piedi – non ha fatto solo da pubblico, ma in qualche modo da protagonista, e, quel che è curioso, a sorpresa. Curioso, che interi nuclei familiari abbiano visto, sul palcoscenico, attori di oggi recitare la parte di antiche figure di Soverato: il podestà, poi senatore Filippo Caminiti, che chiamava in causa il suo cugino e nemico Pippo, e il camerata e rivale Scalamandrè; la baronessa Teresa Lucifero, moglie dell’ultimo barone di Soverato, don Diego Marincola… e venivano nominati i suoi generi Caminiti e Carnovale, e altri…

Tutto questo, di fronte a nipoti e figli ancora vivi e di buona memoria. Ecco cos’è il metateatro: quando il palcoscenico coinvolge il pubblico.

Cosa narra, CRONACHE? Un ispettore archeologo (Pasquale Mosca) consulta un professore (UN, che è autore del testo) sulla storia delle miniere di Davoli, e di teleferica, stazioni Calabro Lucana, Carovana, e l’industria del Quarzo e la sua attiva anche se non lunga vita.

Intervengono quadretti di vita dell’epoca: due contadine di Davoli (Silvia Battaglia ed Emanuela Macrì) parlano del nuovo lavoro, che porta in paese una grande novità, la paga in denaro; e la più giovane, che si è innamorata di un operaio della Carovana, chiede aiuto alla comare del Battesimo.
Si ricordano poi, in un momento di intensità, i morti per silicosi, e viene letta una poesia di padre Bernardino Gualtieri.

Molto articolata è la scena del podestà. Filippo Caminiti (Antonio Caminiti, suo figlio nella realtà) scrive una relazione ufficiale al prefetto: Soverato, piccola località, è però ricchissima di attività industriali artigianali commerciali [è un invito a visitare la Mostra], e tutta la popolazione è entusiasta del governo. Consegnata la missiva all’usciere (Basilio Becugna), si leva la divisa di gerarca, e, tra sé, borbotta che invece ci sono gli oppositori, anche se si riuniscono “in segreto… di Pulcinella”, e ne ha anche all’interno del Fascio. È dunque un quadro di archeologia politica.

Si continuava a narrare la storia dell’edificio, che viene solennemente inaugurato da donna Teresa (Marisa Pantisano), che ha al seguito Caterina (Vittoria Camobreco), moglie di un pescatore: è l’interclassismo prescritto dal regime, ma entrambe le donne, così diverse, mostrano sottile diffidenza e una buona dose di ironia.

Poi il Quarzo diviene COMAC e altro, tra cui sede di feste goliardiche, e, oggi attività di ogni genere. Il lavoro si chiude con un messaggio di utilità sociale e culturale dell’antico edificio.

Tutta la rappresentazione, dovuta alla regia di Alfredo Battaglia, è stato accompagnato da lui stesso con una sapiente scelta di canzoni da lui eseguite, e impreziosite dalla danza della giovanissima Clarissa Soluri.
La Mostra, di cui diremo a parte, è sempre visitabile.

Ulderico Nisticò