Temo un film su Dante politicamente corretto

Ho perso la speranza (già non ne avevo, in verità) che la Calabria – con Regione, Università, intellettuali lacrimosi – si ricordi del centenario di Dante. Altrove si stanno dando da fare: e, rispetto alla Calabria, tutto avviene sempre altrove. Però, altrove, ho paura di un politicamente corretto Alighieri.

Devo dirvi, professionalmente, che Dante non è stato interpretato in modo univoco, fin da quando era vivo. Se leggete quello che di lui scrissero l’ex amico Guido Cavalcante, o Cecco Angiolieri… Subito, man mano che usciva la Commedia, ci si rese conto che urgevano dettagliati commenti, o nessuno si sarebbe mai districato in mezzo a Filippo Argenti e Pia de’ Tolomei; e ne uscirono molti. Ammirato nel XV, Dante venne criticato e quasi ignorato nel XVI secolo; e si dovette attendere Galileo, che lo amava, pur polemizzando sul metodo: “provando e riprovando”. Ripreso nell’Ottocento, ma più per ragioni patriottiche dimenticando l’Impero, Alighieri giace oggi sotto il colpo di Benedetto Croce, del tutto errato ma divenuto ufficioso nelle scuole e nell’immaginario collettivo: la Commedia è un “romanzo teologico” con alcuni episodi poetici: Francesca, Ulisse… ma già Piccarda: chi era costei? E figuratevi Guido da Montefeltro, etc. E meno male che Gentile lo impose di programma nei Licei, dove rimane, sia pure molto aggirato.

E non parliamo dei pietosi tentativi di “attualizzazione”: io mi affannavo non poco a spiegare ai ragazzi che Dante e Beatrice erano sì sposati, ma ognuno per conto suo; e che l’amore stilnovistico consiste proprio nel guardarsi il più da lontano possibile. Se no, e con tutto il rispetto per l’istituto sacro e civile del matrimonio, che gusto poetico c’è? Però Beatrice e Dante ogni tanto litigavano, come tutti gli innamorati.

Anche la personalità umana, viene generalmente ignorata. Per non passare da pacioso “uomo di penna”, si svagò a partecipare, a Campaldino in prima linea, alla carica di cavalleria di quel birbaccione di Corso Donati; e ce lo ricorda ogni due minuti. Attaccabrighe, ebbe per nemico non il parroco ma il papa Bonifazio VIII; non il sindaco, ma i re di Francia e parenti, tranne l’amico suo che gli aveva promesso un ministero (Par. VIII). Donnaiolo, o almeno così si vanta, si spassava a Bologna e a Lucca, eccetera. E anche l’accusa di corruzione… beh, chi me lo toglie dalla testa che, nella selva oscura, con lonza e leone se la cava da sé, ma contro la lupa ci vuole l’intervento del Paradiso e di Virgilio? Non so se è chiaro…

E quante contraddizioni, Dante.
Insomma, c’è materia per un centenario fatto come si deve, non le solite celebrazioni di letterati. C’è da girare un film, ma un film vero e genuino, con un attore dalla faccia maschia e naso adeguato, non bellino e caruccio e sempre pettinato anche se inseguito dai diavoli; e con le passioni e le tensioni del Medioevo…

Il soggetto e la scenografia, dunque, li possono scrivere solo quelli che sono profondi conoscitori del Medioevo e di Dante, e che siano perciò politicamente scorretti.

Tornando un attimo – invano – alla Calabria, ricordo… o meglio spiego che gran parte dell’ispirazione teologica di Dante si deve a Gioacchino da Fiore. Mica poco: solo che in Calabria non gliele straimpipa niente a nessuno. Mica è antimafia segue cena, Dante.

Ulderico Nisticò