Terremoti e costruzioni antisismiche di altri tempi

Il terremoto si fa sentire, ogni tanto, in Calabria, anche se, grazie a Dio, da molto tempo non accadono fenomeni di enorme portata come fu dalla fine del XVI secolo al disastro del 1908 a Reggio e Messina.

La storia stessa della nostra terra è stata condizionata dai frequentissimi sismi, causa di distruzioni di edifici e interi centri abitati, con le conseguenze morali e sociali che si possono immaginare.

È questa la ragione per cui, ad un’occhiata superficiale, la Calabria sembra conservare poco del passato. Numerosi importanti edifici, come castelli e conventi, vennero infatti abbandonati e non si ritenne utili ripristinarli; sicché il materiale divenne oggetto di riuso, come si nota, per dire cose vicine a noi, a Satriano, S. Andrea, Badolato, Maida, e con tutta evidenza a Monasterace Superiore. Di ciò parleremo un’altra volta.
Di fronte ai primi fenomeni di terremoto, pur terribili come il 1638 o il 1693 e altri, si agì, generalmente, ricostruendo gli insediamenti.

Si diffuse la pratica delle baracche, edifici di legno in cui trovare rifugio in caso di pericolo: le famiglie avevano a tale scopo una specie di bagaglio d’emergenza. In diversi luoghi resta il toponimo equivoco di Baracche, spesso malamente interpretato.

Dopo il più terribile di tutti, il sisma apocalittico del 1783, si preferì, per ragioni urbanistiche ed igieniche, ma anche ideologiche, trasferire i centri devastati. Si verificò un evento storico rarissimo, e che svergogna Belice, 1980, Aquila, Amatrice e altri esempi di incapacità e dolo: in dieci anni venne ricostruita dai Borbone l’intera Calabria, e con piani regolatori di ammirevole concezione. Visitate Borgia, Filadelfia, Oppido eccetera. Anche questo argomento va meglio approfondito, in nome della verità storica.

Anche Soverato ebbe il piano regolatore perfetto, però è rimasto negli archivi!!! E qui sorge spontanea la battutaccia che a Soverato piano regolatore, piano spiaggia e roba simile non vanno mai di moda!!!

L’esperienza insegnò tecniche antisismiche che possiamo rilevare dovunque nelle costruzioni di tipo antico: la pietra, che è molto dura, e proprio per questo esposta a spezzarsi, venne alleggerita e resa elastica dall’intersezione di laterizi (in dialetto, “strachi” o “straci”, da ὄστρακον) o come “opus incertum”, o con uso di file regolari di mattoni pieni; e per le divisioni interne vennero usate robuste ma flessibili canne.
Ne vediamo, in foto, un esempio di edifici soveratesi.

Nella stessa foto, una chiavarda metallica, che probabilmente risale, come molte altre, al 1905, un terremoto che ebbe epicentro a Martirano, ma causò effetti disseminati, con danni agli edifici, che vennero sostenuti con impianti di ferro. Il 1908 vide una immane concentrazione di energia, ma quasi solo sullo Stretto.

Ulderico Nisticò