Terremoto di quarant’anni fa

 Chi passa per l’Irpinia, vede edifici terremotati e non ricostruiti, dopo quattro decenni esatti: 23 novembre 1980. La mente corre anche a Belice, Aquila, Marche… Tutte testimonianze della spaventosa inefficienza dello Stato.

 Poi dite che uno fa il borbonico… sul serio, non le fandonie di Pino Aprile. Nel 1783 la Calabria fu devastata da terremoti dieci e venti volte più disastrosi dell’Irpinia. Caddero intere montagne, e crearono paludi; paesi arroccati si aprirono a libro; si contarono ventimila morti… Il governo di Ferdinando IV inviò subito il principe Pignatelli con l’esercito, e, attenzione qui, con i poteri dell’alter ego, quelli del re. I soccorsi furono immediati e risolutivi; e iniziò la ricostruzione, che entro dieci anni diede vita a un gran numero di città nuove, non solo di moderna urbanistica e sicurezza antisismica, ma anche di ordine e bellezza romani.

 Ora pur mi ricordo che, nell’Irpinia del 1980, i soli edifici rimasti in piedi furono quelli ricostruiti – in tempo rapidissimo e con meno spese del previsto – dopo il sisma del 1930. Fatevi due conti.

 Ora dovrei parlarvi della filosofia delle catastrofi, epidemie incluse: Tucidide, Lucrezio, Boccaccio, Manzoni, il Leopardi della Ginestra e la sua derisione del progressismo di fronte a Pompei…

 Dovrei parlare delle conseguenze sociali, anche della Cassa Sacra dopo il 1783, che, contro le intenzioni del re, creò il latifondo borghese ottocentesco, spacciato poi per feudale.

 Parliamo di cosa accadde dopo il 1980 in Irpinia, in Campania, in Italia. È ovvio che ne approfittò la camorra, e se fosse solo questo, potrei finire l’articolo.

 E invece ad arricchirsi non fu il guappo Guappariello della famosa barzelletta; furono sindaci di paesi a decine di chilometri, che, senza aver subito alcun danno, si fecero inserire nelle zone da beneficare e finanziare; e figuratevi i privati più o meno parenti e amici di qualcuno. Il sistema della Prima repubblica, già corrottissimo (la Seconda, idem!), diede impulso a una rete di approfittatori di ogni genere, a colpi di tangenti e altri favori. Il tutto, legalmente o all’incirca: gli eventuali processi sono ancora in corso, o in prescrizione.

 E qui veniamo al momento storicamente più significativo. Per far funzionare un tale osceno meccanismo di mutuo soccorso fasullo e in parte delinquenziale, bisognava essere d’accordo in tanti, meglio ancora se in tutti, un poco ciascuno, in proporzione: una specie di Manuale Cencelli del post terremoto.

 Si videro così i peggiori nemici politici, nemici storici, nemici ideali, a Napoli sorridere e collaborare; e da Napoli, a Roma.

 Mi pare il 2020, ora che si aspettano (???) i duecento miliardi dell’Europa, e improvvisamente sono diventati tutti buoni fanciulli, e vogliono entrare in una maggioranza del 99,9%.

Ulderico Nisticò