Terroristi, in galera!

 Premetto che la sorte individuale dei singoli terroristi mi lascia del tutto indifferente; e che il problema non è certo che uno o più vecchioni restino a spasso in Francia o vadano in galera lì o in Italia. In quanto colpevoli di qualcosa, vengano perseguiti dalla giustizia, e paghino. A me, altrettanto vecchio, importa trarne qualche riflessione politica… ma no, storica.

 È una follia che, in un’Europa cosiddetta Unita, la Francia abbia tanti anni garantito l’impunità a persone ricercate nella confinante, vicina, alleata Italia; e che l’Italia non abbia fatto nulla per riaverli, fino ad avant’ieri 27 aprile, quando, non è chiaro come e perché, Macron ha deciso di fregarsene della cosiddetta Dottrina Mitterrand, e concede l’estradizione dei terroristi. Non pensate che arrivino domani con i ferri ai polsi; anzi dovete immaginare, senza molto sforzo, quanti ricorsi, quanti rinvii… e se ne parla fra un tre anni minimo.

 A che serve, domani o fra degli anni, riavere in Italia dei terroristi rossi di quarant’anni fa? Boh, a sapere qualcosa che invece ignoriamo. In quegli anni 1970-80, io, e con me molti, ci chiedevamo come fosse possibile che dei terroristi facessero il loro comodo, con azioni non da facile selvaggia violenza di piazza, ma con ragionata, lucida e organizzata freddezza, e con lunghissimo periodo di briglie sciolte. In un’Italia dove se non paghi una multa ti pignorano la casa, com’era che i terroristi se ne stessero tranquilli ammazzando le persone? È possibile solo se uno gode di solide coperture.

 Citiamo il caso più noto, che è il caso Moro del 1978, a cominciare da un’operazione di cui nessuno credette mai fossero capaci degli ideologi, che ritenevamo sì bravissimi a scrivere “risoluzioni” di decine di pagine di illeggibili sproloqui, ma non certo di uccidere cinque agenti e rapire indenne Moro, il tutto in due minuti esatti; e non in un bosco, ma di giorno in pieno centro di Roma. Roba da professionisti, ragazzi, non da dilettanti.

 Ebbene, se, come molti pensammo, c’erano dei professionisti dietro, di un qualsiasi servizio segreto di quelli che allora si contendevano lo spazio italiano, costoro, chi erano? E qui voglio attirare la vostra attenzione.

 Si sussurrò, anche sui giornali, di servizi cecoslovacchi. Solo che la Cecoslovacchia non esiste più dal 1992; e anche prima, dal 1918, era una patacca, dal 1945 sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Andiamo a vedere? Solo che l’Unione Sovietica non esiste più dal 1990… E non ci fate venire idee strane: certe cose non si trovano in nessun archivio, si sussurrano a voce. E ammesso che qualcuno di quelle parti orientali sapesse qualcosa nel 1978, e che oggi, 43 anni dopo, sia ancora vivo (e non morto per natura, o, facilmente, per altra causa), e stia in casa di riposo di Praga, Bratislava e Mosca, egli o ha l’Alzheimer o finge di averlo, e tanti saluti.

 Se invece, come pure si disse e non fantasiosamente, c’entravano gli USA, presidente di allora era Carter, che è sì ancora in vita, però, nato nel 1924, non dev’essere tanto lucido; se pure volesse parlare; né lo si può costringere. Dite voi: gli USA? ma quelli erano rossi… Ragazzi, i servizi segreti sono solo servizi segreti.

 Quanto ai nostrani, tutti i politici del 1978 sono defunti, e da un pezzo, e dopo lungo mutismo, e dopo che nessuno chiese mai niente a loro; anzi fecero luminosa carriera fino al trapasso. Ammesso che un terrorista estradato faccia il nome dell’onorevole Trebottoni, allora potentissimo e notissimo, oggi il 95% esclamerebbe “Trebottoni, chi?”; o vogliamo provare con nomi veri?

 Come vi sarete accorti, credo di aver spiegato bene che non m’interessa minimamente la responsabilità personale di Tizio o Caio, e se ha ucciso o no, e se va in gattabuia o no: ma chi gli mise la pistola in mano, magari facendogli credere che lo aveva deciso lui, dico l’assassino, e in base a qualche diluviante “risoluzione strategica”. Vorrei sapere come andò la faccenda nel suo complesso, in quanto sistema. Le persone passano, il sistema, purtroppo, resta.

 Temo però che i fatti di quegli anni remoti rimarranno oscuri. Del resto, ho sbagliato io, di sopra, a parlare di storia. Dal 1945, in Italia c’è stata solo cronaca banale o cronaca nera.

Ulderico Nisticò