Toponomastica e cambi di nomi: andiamoci piano


 Soverato non ebbe mai e non ha una regola per la toponomastica, più esattamente odonomastica; l’unica volta che provò a formare una commissione… e qui mi fermo per rispetto ai morti, come sono quasi tutti; dico solo che la commissione fallì quando erano ancora tutti viventi.

Intanto è successo di tutto. In spregio della legge del 1927 che impone, saggiamente, dieci anni di attesa, appena defunse un politicante gli intitolavano una via. Qualcuno viene, raramente, ricordato da qualche cronaca; i più sono totalmente ignoti a chi legge la targa. Imperversano i fiori. Non mancano le vie autogestite. Ogni tanto, cambiano i nomi. Il tutto, senza un criterio universalmente valido.

Ora pare sia il turno del corso, che da Umberto I… E qui sarei curioso di sapere quanti illustri concittadini e felici turisti hanno le idee chiare su chi era. Sarò breve. Figlio di Vittorio Emanuele II, allora re di Sardegna, e di Maria Adelaide di Asburgo Lorena – Austria, nacque nel 1844; partecipò alla raffazzonata guerra del 1866; successe al padre nel 1878. Poiché non c’era pericolo di confusione (l’ultimo Umberto di Savoia risaliva all’XI secolo), assunse la numerazione di Umberto I. Aveva sposato, nel 1868, la cugina Margherita di Savoia. C’era una via, e se la meritava tutta.

Umberto venne ucciso da un anarchico il 29 luglio 1900. Si dissero molte cose, in un tempo in cui gli anarchici uccisero l’imperatrice Sissi, uno zar, due presidenti USA, vari politici francesi, eccetera… Ma qualcuno pensò a vicende strettamente italiane, connesse in qualche modo e al 1860 borbonico e ai moti popolari orrendamente repressi a Milano…

Raggiunto dalla notizia mentre era in crociera assieme alla moglie Elena di Montenegro (per lei una via c’è rimasta), l’unico figlio ed erede sbarcò a Reggio (c’è una stele) e divenne Vittorio Emanuele III fino al 9 maggio 1946.

Umberto I non merita molto. Però attenti alle idee di cambiamento. Io, nel mio piccolo, pretendo di saperlo, che non vengano a nessuno idee balzane.

Ulderico Nisticò