Trattativa Stato Mafia

Una sentenza assolve tre imputati, tra cui il chiacchieratissimo Dell’Utri, oggi innocente esattamente come me che scrivo e voi che leggete; e si chiude la questione giudiziaria; anche se non si chiude la bocca agli antimafia segue cena e di professione, i quali insinueranno che i giudici… Ma come, non erano tutti santi, i giudici e i cancellieri? Boh, confusione mentale; e quando un giudice non è d’accordo con loro, fa la fine di Palamara, dimenticato o condannato. Poi dite che non è uso politico della giustizia come ad Atene nel V secolo [leggete il mio Democrazia imperialista] o a Firenze dai tempi di Dante a quello dei Medici.

La sentenza però non nega che la trattativa ci sia stata, nega che l’abbiano condotta quei tre. Del resto, è ora che gli idraulici facciano gli idraulici e i giudici facciano i giudici, e non gli storici. Il diritto penale è, dai tempi di Caino, personale; e un giudice non deve fare discorsi sociologici, politici, ideologici e parolai eccetera. Se io lascio l’auto in divieto di sosta, devo essere sanzionato, ma il vigile non deve scrivere un libro sul senso civico… Lo farà quando va in pensione.

Nemmeno io, storico dilettante, ho delle prove; e mai ne troverà qualcuno in qualche polveroso archivio. Però mi ricordo bene che il governo Mussolini (per quel che ci riguarda qui, 1922-43) inviò in Sicilia il prefetto Cesare Mori, con pieni ed effettivi poteri, e al volo stroncò la mafia; nel 1943, gli invasori angloamericani vennero preceduti da Lucky Luciano, estratto dalle USA galere, il quale preparò l’arrivo del nemico.

Non certo con aiuti militari, di cui non c’era bisogno; ma recuperando vecchi arnesi criminali che, tenuti al confino in paeselli, inoffensivi e sorvegliati ma vivi [errare humanum!], vennero spacciati per antifascisti perseguitati, e diventarono d’un tratto sindaci e professori universitari (Orlando Cascio) e poi altro: che volete, ho un’età, e non mi ricordo tutti i cognomi, anche se, a frugare nella memoria: ma non frugo… Insomma, gli Americani se ne servirono al fine di mettere, direbbe il Machiavelli, “le barbe e corrispondenzie loro”. Le barbe, sono le radici. E di barbe in barbe, ecco di nuovo la mafia in Sicilia e altrove.

La pace mafiosa, cioè il patto tra Stato e mafia, durò fino agli anni 1980, quando accadde qualcosa, a livello internazionale [nel 1989 venne abbattuto il Muro], che costrinse l’Italia a porre fine allo sfascio nazionale che durava da quindici anni. Le BR e altri terroristi, che avevano fatto il loro comodo assassinando e rapinando, e che l’Italia DC e PCI cercava solo attraverso le sedute spiritiche di Prodi, vennero improvvisamente catturati tutti in una settimana dopo il caso Dozier, americano; i treni, le cui due ore di ritardo erano fisiologiche, cominciarono a marciare; l’inflazione alle stelle venne limitata… Era ora di fermare la mafia, che intanto si era evoluta dai campieri alla grande finanza anonima.

Ci provarono con la trattativa; e la Mafia rispose alzando la posta: uccisione di Falcone, Borsellino, Della Chiesa; gli attentati… Poi qualcuno capì che la Mafia, e la calabrese Ndrangheta non si possono combattere con le belle parole, gessetti colorati e palloncini a forma di coniglio. E diciamo che la trattativa si arenò.

Così scrive uno storico dilettante; e lascia ai giudici le sentenze, sperando che, con scambio di cortesie, i giudici lascino agli storici i libri di storia.

Ulderico Nisticò