Tre figuracce dell’Italia

 Prima figuraccia. Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia hanno ripetuto in tutti i modi di non aver alcuna intenzione di ricollocare a casa loro i clandestini, ovvero, come dice l’Italia, profughi richiedenti asilo. Non vi dico l’Austria. Non li vogliono e basta, soprattutto se musulmani: sono antichissime Nazioni cattoliche, e vorrebbero restare tali. E, continuano, se l’Italia ci tiene tanto ad accogliere, se li tenga. E non cascano nella sofistica trappola di distinguere tra profughi e clandestini, ben sapendo che chi arriva clandestino si dichiara subito profugo, ed è cura della giustizia italiana di far durare il procedimento a babbo morto. Così i Paesi orientali hanno stanziato dei soldi per aiutare sì l’Italia, ma non ad accogliere, bensì a fare l’unica cosa seria: fermare le partenze, e aiutare quei disgraziati in Africa. Gentiloni incassa la magra figura.

 Seconda figuraccia. Il cosiddetto Igor, pluriassassino, ricercato in Italia con uno spiegamento di forze da guerra mondiale e senza alcun risultato per evidenti errori, se ne è andato comodo in Spagna, dove è stato arrestato non dai baldi guerrieri italiani ma dalla polizia spagnola. Prima di finire in manette, ha ucciso altre tre volte. Ebbene, se durante le ricerche in Italia qualcuno gli avesse piazzato una pallottola in fronte, i tre sarebbero ancora vivi. Ma Igor era libero, era stato imprigionato e scarcerato, era riuscito a non essere consegnato alla Serbia… e ora la Spagna dichiara bellamente che non intende estradarlo in Italia, ma processarlo, e speriamo, sbatterlo in un carcere con palla al piede eccetera. La Spagna sa che, in Italia, è facile trovare un giudice buonista, e vedere un’altra volta Igor a passeggio di giorno e ad assassinare di notte. Tutta l’Italia incassa la magra figura.

 Terza figuraccia. A Ciambra è un film di Jonas Carpignano, girato in Calabria, e che la cultura ufficiale calabrese ha presentato come capolavoro, e che l’Italia ha candidato alla candidatura all’Oscar, e che la commissione o che so io ha rispedito al mittente. Diciamo che è stato un tentativo di cavarsela con lo strappacore, ma è andata clamorosamente male.

 Dovete, infatti, sapere, cari lettori, che la commissione dei film candidati se ne frega del politicamente corretto, e che il film di Carpignano parli bene dei rom di Gioia Tauro. Essa giudica i film, non i veri o presunti o millantati “messaggi”; e se un film non vale come film, lo manda a casa, e tanti saluti.

Ora io mi domando, e lo domando alla Calabria e all’Italia: con milioni di temi epici, comici, sentimentali, storici, intimistici, tragici, umoristici, quotidiani, borghesi, mitologici eccetera, e che potrebbero rappresentare degnamente l’Italia e la Calabria, tutto quello che vi viene a mente è un ambiente degradato? Ambiente degradato: non è colpa loro, magari, ma su roba del genere al massimo si gira un documentario.

 Ma esistono tanti film, al mondo, sul degrado: certo, ma quando prima se ne girano di temi epici, comici, sentimentali, storici, intimistici, tragici, umoristici, quotidiani, borghesi, mitologici, eccetera, e poi, solo poi, si dà un’occhiata alle realtà marginali; e comunque non le si presenta a livello mondiale, tanto che tutto il Pianeta sappia che la Calabria è un degrado. Anzi tutta l’Italia, che così incassa la magra figura.

 Cosa unisce le tre figuracce? Il dominio sottile di una retorica buonista e piagnona, e che, sostenuta da giornali politicamente corretti e automatismi linguistici di origine dai temini della Media, insegue continuamente le più aeree utopie. Già, solo a un povero sognatore può venire a mente che quella dei rom sia una “cultura” invece di quello che è, una condizione subumana, da cui bisogna aiutarli a uscire, non lasciarli in baracche e a vivere di elemosina e furti!

 Solo a un matto può venire a mente che bisogna tenere conto del punto di vista del criminale, prima di sparargli addosso! È vero che, dicono, la “pena deve tendere alla rieducazione”, ma questo può valere per qualche ragazzino traviato, mica per un omicida compulsivo come Igor! A parte che, se la polizia italiana lo avesse abbattuto senza complimenti, saremmo stati d’accordo al 97% degli Italiani, io vorrei sapere con quali ragionamenti folli i giudici non lo abbiano rispedito a casa sua!

 Attenzione, però. A questa cultura fantasiosa non basta opporre un rozzo e istintivo no; e serve una nuova, anzi antichissima cultura della realtà, un recupero effettivo della Tradizione.

Ulderico Nisticò

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