Trump e la NATO e l’identità europea


 Gli intellettuali del mio baffo fanno una faccia sdegnata o di sufficienza, quando sentono nominare Trump, come se Trump fosse un abusivo, uno che sta lì per caso, e un antipatico chiacchierone. E invece Donald Trump non solo esiste, ma è il presidente degli Stati Uniti dopo aver stravinto le elezioni, e, come presidente e costituzione del 1776 alla mano, detiene grandissimi poteri; ed è di fatto il capo della NATO, quindi di una vastissima area della Terra. E ieri, non per la prima volta, ha detto che la NATO così com’è non gli sta bene, e va radicalmente cambiata; oppure, sempre di fatto, va considerata finita.

Musica per le mie orecchie di vecchio sessantottino, quando mi battevo per l’uscita dell’Italia dalla NATO; e oggi, vecchio e basta, sento dire che sarà la NATO a uscire dall’Italia; e dall’Europa.

Dice Trump che l’Europa non può più contare sui soldi e sui soldati statunitensi gratis come fa Londra dal 1942 e l’Occidente dal 1945; e deve spendere, ogni singolo Stato, il 5% in armamenti.

Gli armamenti, spieghiamo da storico, servono a sostenere una politica estera; anche se non necessariamente a fare guerra a qualcuno. Ma, insegnano i padri latini, “si vis pacem para bellum”. Bellum, lo dico per i diversamente classicisti, significa la guerra.

Aggiunge Trump, e nemmeno tra le righe ma molto esplicitamente, che questa Europa (dis)Unita non è in grado di esercitare alcuna politica estera e militare. E lo sappiamo che è l’Europa dei tappi di bottiglia, dei centimetri di fiscelle per le ricottine… e altre amenità tirate fuori da una burocrazia venuta al mondo per partenogenesi, o più semplicemente una manica di raccomandati; e da un parlamento europeo cimitero degli elefanti e ricca sistemazione di disoccupati. Se l’Europa politica dovrà e vorrà vivere, si deve intrinsecamente modificare, a cominciare dalle persone che non dico la dirigono, perché non dirigono un bel niente, dico che la rappresentano.

Attenti. Continua Trump che l’Europa in quanto continente sta perdendo l’identità. Trump teme l’immigrazione di massa, e dice cosa evidente. A suo beneficio, però, impartisco una lezioncina di storia. Il continente Europa ha sempre ricevuto immigrazioni, e porto l’esempio di un popolo che è europeo più di tantissimi altri, e di cultura latina e cattolica: gli Ungheresi. Ebbene, quando si chiamavano Magiari erano un popolo di origine asiatica e di lingua uralo-altaica affine alla turca, parlata tuttora: finché re santo Stefano non li convertì alla Fede e all’Europa e al latino.

Lo stesso, mutatis mutandis, per i Bulgari. Curiosità dantesca: gli Scaligeri si vantavano discendere da un khan bulgaro, e per questo si chiamavano Cane, Cangrande, Mastino… e hanno a che fare con il Veltro. Però padre Dante si affida a loro, incurante che qualche bisnonno avesse parlato turchesco: tanto, come Vicari imperiali, usavano il latino; come ospiti dell’Alighieri, il volgare italiano.

Ed ecco il punto. I Normanni (presto torno sull’argomento, pesantemente) fondarono il nostro Regno; Napoleone Buonaparte era italianissimo di sangue, e francese per scelta politica; l’Impero inglese delle Indie lo fondò Beniamino Disraeli, ebreo di Livorno…

Ma era scattato un processo culturale che oggi l’Europa è del tutto incapace di compiere, anzi per buonismo si rifiuta di farlo: l’assimilazione. Assimilazione significa che l’eventuale (eventuale!!!) straniero deve diventare europeo. Anche Trump è di origine scozzese, ma non per questo va in giro con il gonnellino.

Prima di fucili e missili, serve una battaglia culturale.

Ulderico Nisticò