TSO per chi rifiuta il test? provocazione che deve far riflettere

Mai avrei pensato che la proposta di effettuare uno screening a tappeto destasse così tante polemiche.
Mai lo avrei pensato soprattutto dopo aver chiesto, pubblicamente, alla Regione di consentire il rientro di tanti calabresi che, per lunghi mesi, hanno diligentemente rispettato le regole astenendosi dal rientrare. Il tutto con grandi sacrifici.

Lo dico subito, il TSO a chi rifiuta di sottoporsi al test era ed è una provocazione. Ma una provocazione necessaria affinché si possa riflettere su come i provvedimenti sbandierati per far colpo sulle telecamere, in concreto, finiscano per essere delle “norme imperfette”.
Cioè quelle che prevedono un obbligo ma che non stabiliscono nessuna sanzione, nel caso in cui l’obbligo non venga rispettato.
Come dire: “fate un pò come vi pare”.

Eppure appena il 16 marzo scorso, il presidente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato: “il modo più efficace per prevenire la diffusione e salvare vite umane è spezzare la catena del contagio. Per farlo, bisogna fare i test e isolare le persone contagiate. Non si può spegnere un fuoco se si è bendati. Allo stesso modo non possiamo fermare questa pandemia se non sappiamo chi viene contagiato e chi no. Abbiamo un semplice messaggio per tutti i paesi: fate i test, fate i test, fate i test”.
Test e quarantena, quindi.

Come se non dovesse bastasse, un importante epidemiologo della Northeastern University di Boston, il Prof. Alessandro Vespignani, continua a ripeterci come per uscire da questa emergenza servano “tre T”: “testing, tracing and treating”; testare, tracciare e trattare.
Sempre a proposito di tamponi – spiega Vespignani – “serve un esercito. Serve una determinazione ossessiva e spietata.”
Una determinazione “ossessiva e spietata” che laddove ci fosse stata qualche tempo addietro, avrebbe evitato tanti, troppi, morti.

Non occorre ricordare come l’arrivo incontrollato abbia già “causato” la morte di decine e decine di anziani proprio nella nostra regione.
Per questo motivo da mesi chiediamo che si proceda ad uno screening a tappeto.
Ma veniamo al perché della provocazione di chiedere il TSO.
Partiamo dal presupposto che la quarantena rappresenta una forma di privazione della libertà personale, non molto differente da quella in cui si trova chi è agli arresti domiciliari.
Con la “piccola” differenza che, per la “quarantena”, il destinatario non ha commesso alcun reato.
Ma allora, perché qualcuno deve essere “arrestato” se non ha commesso reati?

Si dovrà convenire, quindi, come la quarantena sia una misura accostabile al T.S.O. Cioè il potere attribuito al sindaco di collocare un individuo in condizioni di degenza, salvo dover comunicare il provvedimento entro 48 ore al giudice, che dovrà decidere se convalidarlo entro le successive 48 ore. Una previsione, quest’ultima, dettata dall’esigenza di renderlo compatibile con l’art. 13 Costituzione… cosa che, tuttavia, non avviene per la quarantena.
Nel silenzio generale.

Forse perché l’interesse superiore per la salute ed il timore della diffusione del contagio, hanno finito per prevalere sul sacrificio di alcune fondamentali prerogative che fino a qualche giorno addietro ci sembravano intangibili.
Restare isolati qualche giorno per tutelare la vita degli altri.
Eppure lunedì è accaduto che, rivendicando la propria libertà, alcuni si siano rifiutati di sottoporsi al tampone.

Un comportamento che dovrebbe farci riflettere oltre che farci sperare che siano tutti soggetti sani, per evitare che questa seconda ondata porti ancora dei morti.
Visto che in Calabria gran parte dei decessi vengono ricollegati al rientro (senza precauzioni) da parte di soggetti che si trovavano nelle regioni a nord del paese.
A questo punto si era lanciata la provocazione: si imponga il test a chi fa ingresso in Calabria non foss’altro per rispetto, oltre che per la sicurezza, dei loro stessi familiari. Per scongiurare una “seconda ondata”. Apriti cielo !

C’è stato perfino chi, con la Costituzione in mano, ha augurato la morte al sottoscritto, colpevole di aver osato chiedere che in questo benedetto paese oltre alla forma ci sia anche la sostanza.
Un rivendicare spavaldo i propri diritti tanto da mettere in secondo piano la salute degli altri.
Giustamente integralisti sui valori costituzionali ma con il sedere degli altri.
Allora torniamo al “fate un pò come vi pare”.
Per quanto mi riguarda, mi scuso e riconosco il fondamentale diritto a rifiutare il tampone.
“Fate un pò come vi pare”.

Francesco Di Lieto

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