“Tu non sei il tempo che farai.
Sei il percorso che hai fatto per arrivarci.”
Questa frase, per me, oggi ha un significato più vero che mai. Nel mondo della corsa i numeri – i minuti al chilometro, i secondi tolti, le medie, i parziali – sembrano contare più di tutto. Ma la verità è che il cronometro racconta solo una parte della storia. La più superficiale. Ciò che invece dà valore a un traguardo è tutto ciò che c’è prima: i sacrifici, le cadute, le ripartenze, le paure e le speranze che hai messo in ogni passo.
E allora sì, questa frase è perfetta per raccontare cosa rappresentano 2 dicembre 2012 e 23 novembre 2025. Due date che, viste da fuori, potrebbero sembrare solo due punti sul calendario. In realtà racchiudono tredici anni di distanza tra due maratone, tredici anni di vita vissuta, cambiata, stravolta e ricostruita.
Ricominciare non è semplice. Ricostruirsi lo è ancora meno.
In questi tredici anni è cambiato tutto. Le priorità, il corpo, la testa. Ricostruirmi come maratoneta non è stato semplice… e forse è ancora più vero che non si smette mai di ricostruirsi, perché ognuno di noi corre insieme alle proprie storie, alle proprie ferite e ai propri sogni.
E poi, la verità: io un maratoneta, davvero, non lo ero mai stato fino in fondo.
Negli ultimi cinque mesi ho dovuto rimettere mano a tutto: condizionare il fisico, ritrovare una mente che sapesse sopportare la fatica lunga, ricucire la fiducia un chilometro alla volta. Ho macinato strada, sudore, dubbi, entusiasmo. Ogni giorno un pezzo in più. Ogni allenamento un tassello della versione di me che stavo ricostruendo.
Fiat Torino Marathon: un traguardo che era molto più di un traguardo
Quando finalmente ho tagliato il traguardo della Fiat Torino Marathon, il 23 novembre 2025, non è stato solo “arrivare in fondo”. È stato un tumulto di emozioni, una liberazione, un abbraccio a tutte le parti di me che in questi mesi hanno lottato per ritrovare il loro spazio.
Quel risultato l’ho dedicato, prima di tutto, a mio padre, che da tre anni non è più fisicamente accanto a me, ma che continua a vivere in ogni mio passo. Un uomo straordinario, che mi ha insegnato l’umiltà, il rispetto e quei valori che restano impressi per sempre.
Lo dedico anche a mia madre, il mio riferimento più grande, la mia base sicura, quella certezza che non vacilla mai.
Alla mia dolce metà, Erminia, che mi sostiene in ogni scelta, che mi dà equilibrio quando tendo agli eccessi e che con pazienza e amore rende più semplice ogni salita.
Alla mia nonna Giovanna, che è in cielo da tanti anni ma che per me è sempre stata una seconda mamma, un porto affettivo che porto dentro.
E lo dedico alla mia squadra, la Poliporto Soverato, che è riuscita a restituirmi stimoli e motivazioni che pensavo di aver perso.
Un grazie speciale va a Leo Fontana, perché un po’ alla volta ha riacceso in me la voglia di maratona, quella scintilla che credevo sopita.
E un ringraziamento particolare all’Hobby Marathon, che per questa trasferta mi ha accolto come parte della famiglia, facendomi sentire a casa anche lontano da casa.
Il tempo finale? 3h09’06”. Ma non è questo il punto.
Sì, alla fine ho chiuso in 3h09’06”.
Un tempo che, preso così com’è, non ha nulla di eccezionale nel panorama della corsa.
Ma per me è tutto.
Perché – lo ripeto – non sei il tempo che farai. Sei il percorso che hai fatto per arrivarci.
E io di quel percorso vado fiero.
Fiero dei giorni buoni e di quelli meno buoni.
Fiero della costanza, della fatica, dei dubbi superati.
Fiero di aver trasformato un ritorno in una rinascita.
Questa maratona non è stato un punto di arrivo.
È stata un nuovo inizio.
E, dentro di me, lo so: questa volta corro davvero da maratoneta.
Non perché ho fatto un tempo, ma perché ho costruito la strada per arrivarci.
E quella strada, quella sì, è la mia vera vittoria.
Rocco Migliorino