Turismo balneare e turismi alternativi

Se qualcuno avesse sperato di prolungare il turismo balneare, un settembre ingrato ha gettato molta acqua sugli entusiasmi infuocati: grigio e umido e freddino; insomma, tutto tranne che balneare.
Si aggiunga che, dopo agosto, riaprono le scuole e gli uffici e le fabbriche, e c’è poco da andare in vacanza, e tanto meno al mare.

E allora? Allora la Calabria deve puntare su quelle forme di turismo che per tantissimi anni ha quasi ignorato, e che altrove sono una componente importantissima dell’offerta turistica.

TURISMO RELIGIOSO: Così nacque, nel Medioevo, il turismo, con i grandi santuari. Vi ricordo solo San Giovanni Rotondo in Puglia. La Calabria invece non è stata capace nemmeno di valorizzare le tre ricorrenze di san Francesco di Paola: 2007, morte (Dies Natalis); 2016, nascita; questo 2019, canonizzazione. E chiedete a Mario Caligiuri com’è finita nel ridicolo la faccenda del cardinale Sirleto! A Torre Ruggero tutto si riduce a tre giorni, con i quali, consapevolmente, i Torresi campano tranquilli e oziosi tutto l’anno.
Complimenti al sindaco di Riace, Trifoli, che, cancellando un passato di rilievo giudiziario, si ricorda che Riace fu per secoli il santuario di Cosma e Damiano; e anche Satriano lo è.

TURISMO DI SALUTE: La Calabria potrebbe attirare torme di pensionati benestanti, cui, in autunno e primavera, far godere un clima mite adatto all’età. Manco per niente, il 31 agosto è quasi tutto chiuso.

TURISMO CULTURALE: Sterminato è l’elenco delle località che vivono di questa forma di turismo, e non solo Roma e Firenze e Napoli, ma tantissimi paesini quasi ignoti. Per anni e anni la Calabria ha ignorato del tutto il suo immenso patrimonio archeologico, storico, artistico, paesaggistico, antropologico. Iniziò a fare eccezione Altomonte; seguì S. Severina; pian piano, si affacciano ora anche Gerace e Rossano…

La ragione profonda è che la cultura ufficiale calabrese è triste, depressa, erudita, libresca e oltremodo noiosa. Immaginate una comitiva di forestieri in mano al classico intellettuali aggobbito e piagnone tipo antimafia segue cena… Non torneranno mai più!

E invece l’esperienza di Hyppo ha dimostrato che i turisti, dopo il bagno, sono stati capacissimi di gustare la Pietà eccetera; e hanno capito che qui non c’è “la natura incontaminata”: una cosa di cui ci dovremmo vergognare, se fosse; ma non è, sono parecchi millenni che la contaminiamo con le opere umane, boschi compresi; parecchi millenni di storia e di civiltà.

E la gente comune apprezza moltissimo. Lo ha dimostrato, sabato, la riuscitissima manifestazione di visita e teatro al Museo di Roccelletta, voluta e realizzata dal Polo Museale della Calabria, Museo di Scolacium. I visitatori hanno capito tutto, ma si sono divertiti, si sono emozionati.
Conclusione: anche la Calabria, soprattutto la Calabria, può fare turismo alternativo ai bagni. Basta togliere il turismo dalle mani di secchioni e burocrati.
Serve tuttavia un’intelligente organizzazione.

Ulderico Nisticò