Turismo di studi

La Calabria conta tre università statali e un’altra: Cosenza, Catanzaro e due a Reggio. Io sarei curioso di sapere quanti studenti non calabresi abbiano scelto una di queste quattro. Attenzione, scelto, quindi escludo dal conto eventuali operazioni artificiali come gli scambi e cose simili: io dico scelta, come io ho scelto Pisa nel 1968, come ancora moltissimi studenti calabresi scelgono di andare altrove. Non ho numeri, ma credo, a fiuto, che siano ben pochi quelli che, da fuori Calabria, abbiano scelto, e ripeto scelto senza incentivi, Catanzaro o Reggio o Cosenza.

Per quello che so, le facoltà scientifiche di Cosenza e Reggio, e quella di medicina di Catanzaro sono buone facoltà; giurisprudenza farebbe meglio a mettere un bel numero chiuso; mi riesce misteriosa l’esistenza di una facoltà di sociologia; ho sterminate riserve su tutto il blocco di lettere e storia e scienze umane di Cosenza, con qualche rara e isolata eccezione.
Fatta questa tara, le università calabresi potrebbero attirare qualche attenzione, e ciò costituirebbe anche una forma interessante di turismo di studi. Intere città vivono di questo: la suddetta Pisa, perse già negli anni 1960 le industrie, ricevuto un afflusso inizialmente quasi insopportabile, si è organizzata a città di studi, e così vari altri centri.

Una città di studi non è solo aule e laboratori, ma significa case, mense, ristoranti, bar, incontri, scontri, vita… significa dunque tutta un’economia, che a sua volta genera altra economia. A Cosenza, Reggio e Catanzaro c’è qualcosa del genere? È possibile qualcosa del genere?
Intanto, il passato è incoraggiante, fatte le debite proporzioni: dal XVI secolo Catanzaro ospitava una Casa gesuitica che impartiva corsi in utroque iure e altro; divenne poi il Liceo: per far un esempio interessante, Corrado Alvaro, della lontana San Luca, studiò a Catanzaro. Così si può dire dei convitti nazionali di Monteleone – Vibo, Santa Severina e altri…

Tra le cause dello sviluppo della Marina di Soverato si devono annoverare i due convitti, quello maschile dei Salesiani e quello femminile dell’Ausiliatrice, molto frequentati, e che hanno creato rapporti con famiglie di tutta la Calabria e oltre. Oggi Soverato si giova di un flusso di studenti del territorio, ma senza alcuna residenzialità.
Ora mi piacerebbe che la facoltà di sociologia di Catanzaro giustificasse la sua esistenza in vita dandomi risposta a questi interrogativi:

– se le università calabresi hanno iscritti forestieri: ripeto, spontanei;
– se ce ne sono, qual è l’impatto sui rapporti sociali e sull’economia;
– se se ne possono attirare, e come;
– se viene coinvolto il territorio circostante, e con quali servizi e trasporti.

S’intende, risposte credibili, non andare a prendersi dati ufficiali, che in Calabria sono notoriamente solo ufficiali quando non dichiaratamente falsi. Sociologia fatta con gli occhi, non con le carte!
Catanzaro, se risolvesse i suoi problemi di trasporti e di acqua eccetera, potrebbe offrire una buona ospitalità anche nel centro storico.
Soverato, nel suo piccolo, dista oggi 20 km da Germaneto, con strade che, quando non cadono per accurata assenza di cemento, più o meno scorrono; e c’è anche una stazione ferroviaria di fronte all’università. Vanta un mare di appartamenti sfitti che si potrebbero utilizzare: possibilmente, non nel solito nero come la pece degli affitti estivi.

La domanda è: attirare studenti, come? Beh, con offerte di qualità. Io parlo di quello che so, e penso che lettere di Cosenza potrebbe evitare chiacchiere al vento come un corso di “pedagogia della r-esistenza”, che non so cosa possa mai insegnare, e quando uno si laurea che faccia, a parte fiaccolate e altra antimafia segue cena; potrebbe studiare e valorizzare l’immenso patrimonio di storia e archeologia e monumenti della Calabria; potrebbe studiare latino e greco davvero, in greco e latino, non una spennellata di storia letteraria in italiano.

L’assenza dell’UNICAL dalla cultura calabrese è scandalosa: faccio un esempio, il recente centenario di san Francesco di Paola, 2016, con interventi zero; ma ne posso aggiungere altri mille.
Bisogna spiegare ai Calabresi che esiste una cosa che si chiama cultura pura, senza necessariamente uno scopo economico (lo raggiunge, ma indirettamente), e senza presunti scopi morali e politici: detto in generale, scopi molto ma molto presunti.

Ulderico Nisticò

 

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