Tutti i Santi e Lutero

Il giorno di Ognissanti, Martin Lutero non festeggiava; e nemmeno pregava il 2 novembre: così, con lui, oggi tutti i protestanti del mondo. Egli, infatti, Lutero, non credeva né al Purgatorio né ai Santi, né alla Madonna, né alla Chiesa, né al Papa, né a un mucchio di altre cose che invece costituiscono il Credo di ogni cattolico e lo ripetiamo ogni domenica, e spero che parlando pensiate a quello che dite.

Secondo le innumerevoli varianti delle sette luterane e derivati, non so lui personalmente, ma moltissimi protestanti non credono nemmeno, in buona sostanza, al Cristo vero Dio e vero uomo, ma, come Ario e l’arianesimo, si sono fatti un’idea che Gesù sia stata una saggia e santa persona, ma non Dio; oppure il contrario, Dio ma sotto forme umane di poca importanza. I protestanti poi hanno una speciale predilezione, quasi unica, per l’Antico Testamento, che per i cattolici è solo una preparazione storica al Vangelo, ed è conosciuto quanto basta e anche meno, ma non costituisce condizione per essere un buon fedele.

Martin Lutero (1483-1546) era un monaco agostiniano tedesco. Come tutti gli agostiniani, e in qualche modo anche tutta Europa dopo il monumentale pensiero di sant’Agostino, era attanagliato dal problema del male. Agostino, che era stato eretico manicheista, l’aveva risolto negando che esista il male in sé, e dicendo che è solo l’assenza di bene. Ma lascia il dubbio del perché alcuni compiano il bene e altri il male, il che condusse molti a credere o intuire la predestinazione: essere già nati per il male o per il bene, e che ciò sia persino visibile, una specie di lombrosianesimo psicologico se non addirittura fisico. Lutero, studiando profondamente Agostino, e intanto combattendo contro le sue personali tentazioni, giunse a credere nella predestinazione e nel male. Era così erede delle eresie dei catari.
Per capirci, basta un film western anni 1950: i buoni sono non solo buoni, ma anche ordinati e puliti e sbarbati anche nel deserto dell’Arizona, e vincono; i cattivi sono brutti e disordinati, e, ovviamente, muoiono. Per la predestinazione, infatti, il successo terreno, soprattutto negli affari finanziari, è segno di bontà e di protezione divina! Questo è, in nuce, Lutero, anche se le infinite sette protestanti non sono d’accordo sulla gran parte delle cose umane e divine.

La Chiesa dei secoli XV e dei primi del XVI non era certo un modello di santità; la riforma dei costumi, del resto già invocata da Cluny e da Dante e Petrarca e santa Caterina e molti altri, e, confusamente, in ultimo dal Savonarola, non era in atto. Verità e leggende su Alessandro VI Borgia avevano pervaso la Germania; e anche papi di sana indole come Giulio II erano apparsi più uomini di Stato e di guerra che di Chiesa. Montava la protesta, e divampò quando, il 31 ottobre 1517, Lutero affisse a Wittenberg un suo scritto con 95 tesi, molte delle quali nettamente anticattoliche: negazione dell’autorità del papa (“loss von Rom”, via da Roma!); negazione del Purgatorio e delle indulgenze; libertà di interpretazione dei Testi Sacri; invito alla povertà della Chiesa, che in pratica si traduce Chiesa di Stato…
A proposito, non è che Lutero fosse è proprio una persona casta, tutt’altro, e alla fine sposò la monaca; e non parliamo di Enrico d’Inghilterra assatanato. Quanto alla libertà protestante, chiedete a san Tommaso Moro decapitato; o a quel Gentile, calabrese, che fuggì a Ginevra per trovare la libertà… e appena arrivato Calvino gli tagliò la testa per eresia!

Ma nel 1517 il terreno era fertile per una, no per diverse rivolte. I principi tedeschi aspettavano l’occasione per ribellarsi all’Impero; i contadini immiseriti si agitavano; la Germania era in mano a orde di cavalieri nobili e poveri… Si scatenò una guerra di tutti contro tutti, con caratterizzazioni religiose e sociali e politiche. A Lutero si affiancarono Calvino, Zuinglio e altri, e la Germania Settentrionale, ma anche la Svizzera, e poi la Scandinavia, aderirono, in modo vario, alla riforma: una geografia che perdura oggi, con l’aggiunta di Scozia e Inghilterra, e che, dopo un secolo e dopo infiniti scontri e la Guerra dei trent’anni, verrà legittimata dalla pace di Westfalia del 1648, che sancì la divisione religiosa dell’Europa: cuius regio, eius et religio, cioè la ripartizione secondo la fede del sovrano; anche se non diverse eccezioni e una certa tolleranza reciproca. Ma nel Regno di Gran Bretagna ancora fino agli anni 1830 i cattolici non godevano dei diritti politici.

Forse Lutero era animato da pie intenzioni, ma causò un disastro, sottraendo alla Chiesa mezza Europa. Nei Paesi protestanti, venne imposta una morale formalistica, con manichea distinzione di bene e male; e il bene coincidente con il rispetto di regole e leggi presentate come religiose e in realtà laiche. Del resto il protestantesimo crede ormai pochissimo e niente alla metafisica, e si contenta di un’etica. Attenti a non imitare esempi sbagliati.
La cultura dei film western è penetrata anche da queste parti, e troppo spesso sentiamo che Tizio è buono come il pane e Caio invece è cattivo come un drago: una situazione che nella vita reale si verifica solo, e nemmeno, nello 0,1% dei casi umani!
Il loss von Rom venne preso molto sul serio, e trasferito, nei secoli, dalla religione alla cultura: ancora oggi una storiografia scopiazzata da testi inglesi protestanti ha convinto i cattolici che Roma era quella dei film con Nerone; e che i Latini erano un mucchio di selvaggi; e in Calabria ci sono tanti che, ignorando persino le date, vanno piangendo che i Romani avrebbero distrutto la Magna Grecia che invece si era distrutta da sola due secoli prima! Ed è dogma delle nostre scuole che a Lepanto sotto sotto la flotta cattolica ha perso, e ogni pollo di professore lo ripete a memoria. Ha stravinto, invece, alla faccia di chi non vuole.

Oggi, 1 novembre, e impipandocene del 31 ottobre 1517, noi cattolici, deboli peccatori però almeno non eretici, preghiamo i Santi, e domani chiederemo le indulgenze per i defunti.

Ulderico Nisticò

 

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