Uccise un giovane nel ’92 a Milano, arrestato un calabrese

È un cold case in piena regola quello risolto dai carabinieri del Comando provinciale di Milano, che hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare al 59enne Domenico Branca, già in carcere per altri reati. L’accusa stavolta è di aver ucciso nel 1992 il 24enne Carmine Carratù con 13 colpi di pistola in un agguato avvenuto il 17 febbraio di quell’anno in via Ippocrate, a Milano, zona Comasina. Inizialmente si pensò a uno scambio di persona ma le indagini hanno dimostrato che l’obiettivo era proprio il giovane carrozziere. La sua colpa fu di aver litigato con le persone sbagliate, esponenti della famiglia ‘ndranghetista dei Branca che in quegli anni (e successivamente) hanno gestito il traffico di droga e altre attività criminali in città.

Si è arrivati alla soluzione del cold case da alcune notizie emerse nel corso dell’indagine contro la ‘ndrangheta “Rinnovamento” che nel 2014 ha portato a quasi 70 arresti. Un collaboratore di giustizia fece riferimento all’omicidio di Carratù ma solo dopo numerosi accertamenti è stato possibile ricostruire la vicenda. A sparare quel giorno sarebbero stati Branca e Michele Mendolicchio, boss dell’epoca che ora è morto. Al centro dell’omicidio la controversia legata all’auto di Carratù, che dopo aver incassato l’incendio della propria vettura senza denunciare, decise di vendicarsi dando fuoco a quattro vetture parcheggiate nella stessa concessionaria. Non sapeva, forse, di aver distrutto anche l’auto di Mendolicchio, che proprio al pentito (che aveva il controllo della zona) chiese l’autorizzazione per ucciderlo. Non poteva lasciar correre un affronto simile.

Due operai della Mapei di Robbiano di Medaglia (Milano) sono stati indagati dai carabinieri per tre danneggiamenti a seguito di incendio di altrettante auto di proprietà dei propri capo turno e capo reparto. Sono M.D., di 35 anni, e G.M., di 53, quest’ultimo già condannato in passato per associazione mafiosa. Gli investigatori sono arrivati a loro indagando sul cold case del 24enne Carmine Carratù, ucciso nel 1992 da due killer ‘ndranghetisti per uno sgarro commesso dal giovane nei confronti di un boss dell’epoca. Intercettazioni e analisi dei contatti hanno condotto ai due operai (totalmente estranei alla vicenda dell’omicidio) e a una serie di episodi inquietanti, tra cui alcuni pestaggi e incendi dolosi. Sembra infatti che i due dipendenti (ora rinviati a giudizio per tre casi) avessero l’abitudine di rispondere con azioni violente alle richieste dei capi di concentrarsi sul lavoro.

 

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