Dispositivi a rischio spegnimento: Il MIT fissa al 30 novembre la scadenza per la registrazione
Un’ondata di trasparenza sta per travolgere la gestione degli autovelox in Italia. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha dato il via al censimento nazionale degli apparecchi di rilevazione della velocità, fissando un ultimatum perentorio per i Comuni: avranno tempo fino al 30 novembre per registrare ogni singolo dispositivo sulla nuova piattaforma telematica.
In caso contrario, le rilevazioni effettuate dagli autovelox “fantasma” saranno considerate illegittime, aprendo la strada all’annullamento delle relative sanzioni.
Il decreto ministeriale, atteso da mesi e nato per fare chiarezza nel caos normativo e giurisprudenziale che ha caratterizzato l’utilizzo dei dispositivi, stabilisce un obbligo chiaro: Comuni e gli enti dai quali dipendono gli organi di polizia stradale devono inserire sulla piattaforma dati essenziali per ogni autovelox, inclusi marca, modello, matricola e la sua ubicazione precisa.
Trasparenza e Tutela per gli Automobilisti
L’obiettivo dichiarato del MIT è duplice: garantire una maggiore trasparenza e fornire un meccanismo di tutela per gli automobilisti. La piattaforma non sarà solo un database interno; le informazioni raccolte saranno infatti consultabili anche dai cittadini.
L’inserimento dei dati non è una mera formalità, ma è stata definita dal Ministero come la “condizione necessaria per il legittimo utilizzo” dei dispositivi. Questo significa che, a partire dal 1° dicembre, qualsiasi multa elevata da un autovelox non censito correttamente rischia di essere dichiarata nulla.
Il “Nodo” Omologazione resta aperto
La stretta del MIT arriva dopo un periodo di forte incertezza legale, alimentato da recenti sentenze della Corte di Cassazione che hanno messo in discussione la validità delle multe elevate da apparecchi approvati ma non formalmente omologati – una differenza tecnica che ha generato migliaia di ricorsi e preoccupazione nelle casse comunali.
Se da un lato il censimento risolve il problema della tracciabilità e della “legalità” formale degli autovelox, introducendo l’obbligo di registrazione, dall’altro resta ancora in piedi il dibattito sull’omologazione. Diverse associazioni di consumatori, tra cui il Codacons, pur plaudendo alla mappatura nazionale, sottolineano che il caos sull’omologazione – che va oltre la semplice registrazione e richiede test tecnici specifici – non è stato ancora completamente risolto.
In attesa di ulteriori chiarimenti normativi, il 30 novembre si configura come una data cruciale che segnerà l’inizio di una nuova era nella gestione dei controlli della velocità in Italia, puntando a contrastare l’uso distorto dei dispositivi e a ripristinare un rapporto di fiducia tra Amministrazioni e cittadini.