Ultimo appello alla Regione sulla cultura e sui Normanni


 Onde evitare equivoci più o meno furbetti di certi amici miei, dichiaro preliminarmente quanto segue:

1. Io ho votato per l’attuale Regione di Roberto Occhiuto; 2. Ho solo votato, giacché a Soverato non c’è stata alcuna campagna elettorale nemmeno al bar.

3. La politica culturale della Regione Calabria è stata ZERO dal 1970, sia con il csx sia con il cdx; e gli assessori al ramo sono stati scelti con il criterio dell’arredamento e del soprammobile come le bolle con dentro Venezia o le bambole Furga.

4. In Calabria l’idea di cultura è o piagnistei segue c€na, o istruzione libresca, soprattutto, anzi quasi unicamente su libri stranieri.

Non so se sono stato chiaro. Dite voi: che c’entra Venezia? Eh, lo so io; e la cattiva politica culturale non c’è solo in Calabria.

Ciò premesso, aggiungo un punto 5: nella vita si campa anche di illusioni, e io mi ero illuso, e posso ancora illudermi che l’attuale assessore alla Cultura, cioè Roberto Occhiuto, potesse e magari possa fare qualcosa. A oggi, 12 gennaio, non c’è giunta in merito alcuna informazione.

Ora magari penserete che vi parlerò dei Normanni e del 2027, anno europeo a loro dedicato. E invece sì, e per un mucchio di ottime ragioni, che qui riassumo: a. La presenza normanna in Calabria è un evento notevole della storia calabrese; uno tra i tantissimi dei nostri quattromila anni, ma qui parliamo dei Normanni; b. I fatti dell’XI secolo e seguenti coinvolgono moltissime località calabresi e molti fatti d’arme “per contrastare a Roberto Guiscardo” (Inf. XXVIII);

c. per quanto ci riguarda, noi, proprio Soverato, il capitano Sergio, che però ce l’aveva con Ruggero [I]; d. tutte queste cose possono attirare l’attenzione europea sulla Calabria, invece del solito lacrimatoio caro agli intellettuali cittadini onorari di B€lforte. Belforte non esiste da secoli, ma € sì. Sarebbe quel turismo culturale di cui non si vede granché, dallo Stretto al Pollino.

La Regione deve sapere dei Normanni? Ma no: deve rivolgersi a chi ne sa. Si chiama politica culturale.

Questo che leggete, voi e anche chi farà finta di non aver letto, è l’ultimo appello bonario. Il prossimo non sarà così gentile.

Ulderico Nisticò