Un giorno scriverò un libro antimafia

E che ci vuole? Immaginerò un paesino dell’Aspromonte, Fontanasecca, poverissimo e senza strade, e, ovviamente, privo di scuola elementare, giacché la ‘Ndrangheta, si sa, impedisce la diffusione delle quattro operazioni e dell’ortografia. I mafiosi, si sa, sono tutti analfabeti.

 Tutto questo, fin quando una ragazza, figlia di emigranti a Varese, non si diploma maestra, e decide di aprire a Fontanasecca un corso di studi dall’asilo all’università. La cultura, si sa, è il solo strumento per combattere la ‘Ndrangheta. La quale, ovviamente, mette in atto una serie di attentati, intimidazioni e quant’altro: ma niente, perché il 99% della popolazione (sono trecento anime, ma non sottilizziamo) è antimafia. Intanto si svolge una… ma che una? siamo o non siamo nel 2021, si svolgono varie ed estemporanee vicende amorose della maestra; e le fanciulle di Fontanasecca, spinte dal di lei esempio, danno vita a un radicale sovvertimento di mentalità, con quel che segue. Via, quando dal mio libro trarranno un film supersovvenzionato e superpremiato, non ce le volete mettere, due o tre scenette erotiche con musichetta adeguata?

 Ovvio che c’infilerò anche cose politicamente corrette che qui non dico ma tutti capite lo stesso. Il libro verrà adottato nelle scuole d’Italia tutta, e io diventerò ricco.

 Quanto ci metto a scrivere questa roba? Una settimana, stans pede uno come Lucilio secondo Orazio. L’unico problema, scegliermi uno pseudonimo. E sì, ragazzi, perché io una paccottiglia del genere non la firmo manco sotto tortura. Ed è ora di finirla, lo dico a 360 gradi. Vedete che so fare il giornalista pure io? A 360 gradi! È ora di finirla con i predicozzi antimafia, segue cena.

 E che cena! Giusto ieri, 2 agosto, una bella retata in quel di Reggio ha messo in gattabuia quel poco della sanità che ancora era a piede libero dai precedenti blitz… vedete come sono politicamente corretto anche io: blitz!

 E chi sono gli arrestati? Pecorai di Cardeto, pensate voi; zappaterra di Platì, ritenete… e invece sono tutti laureati, e uno, tale Paris, è pure consigliere regionale in carica. Non sono analfabeti di Fontanasecca e altre menate; e non li salva nessuna maestrina dai disinvolti costumi. Anzi, l’unico rimedio è tenerli in galera il più a lungo possibile.

 E sapete che vi dico? Che la letteratura e il cinema delle maestrine nordiche, e i temi in classe sulla cultura antimafia eccetera, tutta questa roba pare fatta apposta per fornire un alibi sociologico alla mafia, spostando l’attenzione su qualche disgraziato di paese, e distraendo dai politicanti e medici e dirigenti eccetera, che si spacciano non solo per innocenti, ma pure sono sempre in prima fila nelle marce antimafia con palloncini a forma di coniglio.

 Meno male che c’è una parte della magistratura che se ne frega dei libri e dei convegni, e sbatte in cella i laureati. Evidentemente, a costoro la cultura non ha fatto molto bene, ed erano molto più onesti il nonno pecoraio e la non scolarizzata nonna la quale per “mentalità arretrata”, non andava al bar e mandava avanti la casa e covava in seno il baco da seta.

 Resta da vedere se è stata la mafia a corrompere la politica, o, come penso io, la politica a corrompere la mafia.

Ulderico Nisticò