Un partito meridionalista c’è?

Sono stati presentati 98 simboli elettorali di ogni genere e razza e colore; alcuni sono fantasiosi, per svago; molti non hanno né candidati né firme di presentazione; i sopravvissuti diventeranno liste, e parteciperanno alle elezioni.
La domanda è: ci sono, c’è almeno un simbolo che, almeno approssimativamente, si possa chiamare meridionalista? Pare proprio di no.
E qui casca l’asino. Un libro di Pino Aprile ha venduto 400.000 copie, e dunque 400.000 persone, più prestiti, hanno appreso che, secondo l’estensore di quelle pagine, il Meridione è vittima di un complotto mondiale, blablabla, e che bisogna tornare ricchi e felici attraverso il meridionalismo; ragionamenti campati in aria, però che hanno raggiunto 400.000 persone.

Il detto Aprile è stato spessissimo invitato in tv, e, roba da far cadere le braccia, nelle scuole senza il minimo contraddittorio. Si aggiungano dunque altri x migliaia che hanno ascoltato le sedicenti rivelazioni di Aprile, e se bevono come acqua fresca.
Sono usciti intanto libri di altri storici della domenica, come Ciano o A. Romano o de Crescenzo o Del Boca, e hanno raggiunto altre migliaia di lettori.

Ormai tutti sanno che c’è un teschio prigioniero a Torino e che bisogna urgentemente riportare… beh, in Calabria, perché stanno litigando se è uno di Motta S. Lucia, Simeri C., Cosenza; al ridicolo non c’è mai fine, nella Magna Grecia! Però in Calabria non si parla d’altro: siamo tutti briganti decapitati! E tutti odiano a morte Lombroso, uno di cui fino a due anni fa ignoravano l’esistenza. Lo stesso per Cialdini. Qualche istruito aveva sentito nominare Cavour; oggi tutti gli attribuiscono ogni male almeno fino al 1910… sconoscendo che morì nel 1861.

Va bene, idee confuse, ignoranza… però, sono tutti meridionalisti e tutti sedicenti borbonici. Insomma, dovevano nascere un movimento, un partito, un simbolo, una lista… una cosa qualsiasi che rappresentasse tutte queste centinaia di migliaia di persone convertite al verbo di Pino Aprile; milioni!
Ogni tanto si leggono proclami di secessione! E quando devono presentare uno sputo di lista, tutti a casa! motivi:

1. Anche i più tonti si rendono conto da soli delle bufale di Aprile e dintorni: il Meridione non era certo una potenza industriale mondiale; e non subì nessunissimo genocidio. Si esaltano, battono le mani, ma sanno, anche i meno istruiti, che sono fandonie. Leggono il libro e lo buttano via.
2. I più furbetti, presidenti di gruppuscoli, quattro gatti in continua scissione, spacciano potere e credibilità, e si fanno regalare qualcosa da politicanti regionali e nazionali; perciò li votano, e mai farebbero loro lo sgarbo di togliere loro qualche consenso. Non si sa mai, un contributo, un acquisto copie…
3. Nessuno impediva a quei tomi di fondare un partito: ma, divisi in 666 gruppi monodose, sono buoni sono a litigare per chi dev’essere il capo… del nulla.

Così i meridionalisti della domenica finiscono la loro storia nel ridicolo. Così anche questa volta il Meridione non sarà rappresentato. Avremo, è ovvio, deputati e senatori, ma saranno la solita manovalanza, muti anche perché dialettofoni.
Già agli inizi dell’unità, i parlamentari meridionali venivano chiamati ascari, cioè truppe coloniali. Ma era un’infamia per i nostri valorosi e soprattutto orgogliosissimi dubat e zaptiè e bande irregolari di Eritrei, Somali, Libici, fedeli all’Italia, valenti guerrieri e uomini dignitosissimi. Il nostro deputato è “come il villano quando rozzo e salvatico s’inurba”, un poveraccio di paese, analfabeta con laurea, cui non pare vero andare gratis a Roma. A fare che? Niente: lo pagano per questo. Niente.

Ulderico Nisticò

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