Un ragazzo di trent’anni…

Dedico queste righe ai miei coetanei, e a quell’amica di Facebook che, evidentemente essendo di un’altra generazione, ha commentato la foto con “che bel bambino”. Avevo dieci anni, vi preciso.

A parte l’americanata dei minorenni fino a 17 anni, 11 mesi, 29 giorni e 23 ore, del resto oggi dicono seriamente “un ragazzo di trent’anni”, certe volte anche quaranta. Ciò, secondo me, è pericoloso sotto diversi punti di vista.

In questa foto, io a circa dieci anni, frequentavo la I o già la II media. Alla media di allora si accedeva con un tosto esame d’ammissione, ben diverso da quello di licenza elementare. Appena messo piede in I, via con le cinque declinazioni e quattro coniugazioni latine, con tutte le possibili particolarità tipo “pater, mater, frater, accipiter, iuvenis, senex… ”, e “lis, glis, ius, mus, mas… ”. A tali nozioni si dedicavano, al massimo, un paio di mesi, senza tante carezzine a chi non imparava al volo, e interventi di psicologi e psichiatri. Intanto, analisi logica e complementi, al fine di formare frasi dall’italiano al latino, e viceversa.

Conservo ancora l’antologia italiana, L’aquilone. Non vi sognate che contenesse piagnistei buonisti: c’era il meglio della letteratura, e senza censure ideologiche. E vai con Dante, fino a Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, Pascoli, d’Annunzio, e qualche buon contemporaneo. Amici, se a dieci anni uno studia Il sonno di Carlo Magno del Graf, e sopravvive all’ultimo verso, “Gesù Signor, mi scampa dalla vita”, è maturo per tutto il resto della sua esistenza ad affrontare la sorte con il pessimismo eroico della tragedia greca; ed è così vaccinato contro tutte le avversità esterne e interne, avendo capito che la vita non è un divertimento, ma una faccenda drammaticamente seria.

In II media, l’intera Iliade, così spiegata dal prof: I Greci avevano ragione, i Troiani avevano ragione pure loro, ed ecco la guerra. Così uno capisce subito un buon 90% della storia umana.

Insomma, tutto pensava, la scuola di quegli anni, tranne che i discenti di dieci anni fossero “bambini”. Passavano gli anni, e, dopo un pesante esame di III media, per il Classico arrivavano le Forche Caudine dell’esame di V ginnasio. A parte tutta la grammatica latina e greca eccetera, e testi a chilometri, non scorderò mai i venti, e dico venti, teoremi di geometria con la dimostrazione. E l’esame di francese in francese.

Tornando alla media, quanto ho narrato non sono le avventure di un presunto precoce genio, ma il normale percorso di chi studiasse secondo le riforme Gentile del 1923 e Bottai del 1939. Normale, di tutti. Se e entro che limiti fosse una strada del tutto giusta, ecco un argomento di discussione, se qualcuno lo volesse affrontare. Per esempio, Bottai nel ’39 aveva introdotto materie pratiche e tecniche poi eliminate da Croce quando fu ministro di Bonomi nel 1944: e fece malissimo.

Lo stesso per tutta l’amerikanata dei minorenni. Per esempio, nel diritto italiano l’età del consenso è a 16 anni, non a 18: possibile che non se lo ricordi nessun avvocato? Il consenso a che, ve lo spiego quando finite di essere bambini.

Dove voglio arrivare? Che se gli adulti (adulti… ovviamente a 50 anni?) trattano i decenni da bambini, questi poveracci resteranno bambini per tutta la vita.
Sotto con i commenti, allora.

Ulderico Nisticò