Un santo dimenticato

 Ai primi del XVI secolo (ma le date sono incerte), Francesco Marini da Zumpano, detto fra Zumpano, diede vita agli Agostiniani Riformati, denominati, dal suo appellativo, Zumpani, e rese Casa madre dell’Ordine il convento della Pietà, allora in territorio di Soverato. Sarebbe morto nel 1519; perciò senza vedere la Deposizione del Gagini, che è del 1521, e per cui tanto aveva operato, con l’aiuto di Giovanni Martirano d’Aquino. Il convento visse fino al XVIII secolo, ma gli Zumpani erano ormai tornati nell’Ordine Agostiniano.

 Si narra che il Marini profetizzasse tre scempi delle sue Reliquie. Nel 1594, infatti, i Turchi saccheggiarono la costa ionica, e anche Soverato e la Pietà. Nel 1806, il convento subì l’attacco della soldataglia napoleonica. Le Reliquie vennero trasferite nella Matrice di Satriano, che nel 1943 fu distrutta da un bombardamento angloamericano. Qualcuno parlò e parla di “beato Zumpano”, ma una causa di canonizzazione non iniziò mai; e nonostante un tentativo degli Agostiniani alla metà del XIX secolo. Se trovassimo la documentazione, forse sapremmo di più dello Zumpano.

 Il santo dimenticato del titolo non è dunque lui, ma, a Soverato, il grande Agostino di Tagaste (354-430), una delle menti più eccelse e feconde, e complesse non solo della teologia cristiana, ma della filosofia mondiale. Nato in un villaggio dell’Africa Settentrionale, cittadino romano, afferma però di aver imparato il latino nelle scuole e nelle esperienze e nei peccati di Cartagine. Può dirsi a buon diritto il creatore del latino cristiano e medioevale, spesso ingiustamente sottovalutato, ma in cui si espressero Tommaso d’Aquino, Dante, Petrarca…

 Uomo di varissima e profondissima cultura, è intrinsecamente platonico, e come tale non può separare il pensiero dalla vita; e il suo stesso pensiero è frutto di un’esistenza contraddittoria, da lui mirabilmente analizzata e narrata nelle Confessioni, vero perfetto modello di psicologia umana. Espose se stesso come modello di ogni uomo di fronte al conflitto tra ideale e reale, tra carne ed anima, tra le attrattive del mondo e il bisogno di altissimi valori; e tra Dio e il male; e si pose l’eterna domanda: se Dio è il bene, perché c’è il male?

 Si fece affascinare dalla versione cristiana della religione persiana: l’eresia del manicheismo, che mette sullo stesso piano bene e male; Dio e il demonio. E che comporta inevitabilmente l’idea della predestinazione, ed essere nati per il bene o per il male; e perciò destinati alla dannazione o alla salvezza.

 Abbandonò l’eresia per l’influsso di sant’Ambrogio, vescovo di Milano; e divenne a sua volta vescovo in Africa, ad Ippona, dove morì mentre la città era assediata dai Vandali: avendo in qualche modo visto l’ultimo dramma del suo pensiero, la lotta tra la “civitas Dei” e la “civitas hominis”.

 Segnò, e segna, la storia del pensiero cattolico e laico. Da sant’Agostino deriva tutto il platonismo della filosofia europea: Campanella, Bruno, gli idealisti. Derivano tutti i dubbi che pervadono da sempre, e che turbano e ispirano il pensiero cristiano.

 Si vuole fosse agostiniano Cassiodoro, il quale, tuttavia, si oppone al pensiero del suo maestro, e ritiene, almeno nelle Variae, che il nuovo Impero, quello di Teodorico, possa vivere, o persino essere migliore di quello dell’antica Roma; e che non siamo a una specie di fine della storia, ma ad un nuovo inizio.

 Era agostiniano Martin Lutero, il quale, con le sue Tesi del 1517 (attenti alla data!) iniziò il protestantesimo, e con esso la divisione religiosa e spirituale dell’Europa. L’agostiniano Zumpano, certo turbato dagli stessi dubbi, trovò una soluzione opposta a Lutero: accentuare il senso della fede e della moralità, facendone simbolo la Passione e la Resurrezione: ed ecco la ragione profonda del blocco marmoreo della Pietà. Niente accade per caso!

 Nel XVII secolo, il libro “Augustinus” de vescovo Jansen diede origine a un movimento culturale e religioso formalmente cattolico, ma solo elitario e molto vicino al calvinismo, che riprendeva il tema della predestinazione. Il Manzoni, che si convertì in ambito del giansenismo, nella prima redazione del romanzo fa morire don Rodrigo con assoluta sicurezza che vada dritto all’inferno; si ravvede, poi, e il reprobo muore nel dubbio che possa essere in qualche modo salvato. Vi basti questo esempio.

 Il giansenismo venne condannato dalla Chiesa, e non proprio esplicitamente, nel 1794; ma intanto era diventato laico e sfociava nel più fanatico giacobinismo, non senza i massacri di Robespierre in nome della giustizia! Si riaffaccia spesso, e ne trovo le tracce in alcune attuali canzoni di chiesa, eretiche in buona fede. Il pensiero di sant’Agostino, come quello di tutti i platonici e utopisti in cerca di una “civitas” ideale, è dunque così complesso da offrire ogni spunto ed ispirazione. Di tutto questo giunse eco nella Soverato agostiniana.

 Del convento rimase una memoria popolare. Si racconta si tenesse una frequentata Fiera di sant’Agostino. È certo che ai piedi della Statua, per quanto assai danneggiata, ancora un secolo fa si radunassero le donne a pregare.

 Qualcuno veniva chiamato Agostino (“Gustinu”, in dialetto). Se avete letto “Santa Maria di Soverato”, il libro sulla Madonna a mare uscito nel 2020 e incomprensibilmente sparito anche dalla festa del 2021 (poi dite che uno si adira!!!), saprete che la prima Messa nella chiesetta venne celebrata, nel 1904, proprio il 28 agosto; e forse non fu una coincidenza.

 Vedete quanta storia, a Soverato, quando non si viene interrotti mentre la si racconta?

Ulderico Nisticò