Una legge per il teatro

 A Soverato il Teatro comunale, per dirla con Verdi, è nato sotto cattiva stella come Desdemona: progettato con tale garbo che metà è sott’acqua, per anni in costruzione cioè fermo, condusse poi e conduce vita grama, con qualche momento buono seguito da direzioni artistiche su cui è meglio stendere non un velo ma un macigno pietoso. Da anni è chiuso del tutto salvo aperture su richiesta, e con una sola eccezione: la rassegna creata dal Comune tramite il Comitato Eventi del commissario Virginia Rizzo. Chi fa finta di non saperlo, consulti le delibere comunali: il Comitato Eventi non erano quattro amici al bar riuniti la sera prima, era un organismo del Comune di Soverato.

 Veniamo a noi. Tale è la confusione che dilaga sulla gestione del Teatro, che l’opposizione, finora, per dirla con d’Annunzio, dormiente il sonno di Aligi di settecent’anni, si sveglia, e scopre, a suo dire, che questo e quello non va; e deve aver la sua parte di ragione, se la maggioranza si adegua. Non m’interessano i particolari, ma rilevo un’altra prova che il Teatro patisce fin dalle origini il difetto di non essere stato pensato e organizzato, bensì lasciato, per dirla con Pirandello, al Così è se vi pare.

 Ma la gestione di un Teatro non deve dipendere dalla politica, che inevitabilmente è soggetta a vicissitudini; e, a Soverato, i sindaci cadono, per dirla con Giacosa, come le foglie; e con loro i relativi assessori e delegati.

 Aggiungete che tutti, e dico tutti, hanno messo gli occhi sul Teatro, e ogni tanto arriva Pincopalla con promesse mirabolanti di miliardi di euro subito amplificate dai giornali compiacenti… e poi non si vede un centesimo. Ora stiamo aspettando gennaio, quando, secondo notizie, inizierà una meravigliosa stagione con nomi quali Caruso, Tamagno, la Duse, Gassman, Albertazzi… Ma sono tutti morti, obietterete, ovvero, per dirla con De Filippo, Questi fantasmi! E che vuol dire? Se come l’anno scorso, che non vennero nemmeno i vivi, sogni per sogni…

 La soluzione è togliere il Teatro alla politica sia di maggioranza sia dell’improvvisamente desta opposizione; e non a queste di oggi, a tutte e sempre. Occorre una Fondazione Teatro, un ente autonomo con dei soci pubblici e privati e un consiglio di amministrazione, che nomini un amministratore delegato e un direttore artistico veri e previo bando; con rendiconto finale; e che si giovi di un comitato di consulenza di persone del mestiere: fuori il curriculum.

 Si parla di una legge regionale sul teatro in genere; al 90%, come tutti gli atti della Regione Calabria dal 1970 in poi, sarà una bufala; ma non si sa mai. Per poterne fruire, bisogna avere le carte in regola, immagino, e presentare un progetto non ai giornali ma agli uffici; e seguirlo; e protestare a sangue quando favoriranno l’amico di X casualmente di Cosenza…

 Ecco un’altra cosa che, per evidenti motivi istituzionali e politici e pratici, non può fare il Comune, e servirebbe una Fondazione autonoma.

Ulderico Nisticò