Una spinta gentile al lido Marina Blu di Montepaone per ridurre l’uso dello smartphone durante l’aperitivo o la cena

Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha prodotto chiaramente dei cambiamenti sociali e comportamentali radicali (Bianchi & Phillips, 2005; Lee et al., 2014). Se dovessimo chiedere agli adolescenti, ai ragazzi universitari e agli adulti quanto tempo riservano quotidianamente all’uso del loro dispositivo digitale (smartphone, tablet o pc) probabilmente risponderebbero: “poco, abbastanza, molto” senza avere una reale percezione del tempo effettivamente trascorso.

Se un analista del comportamento consigliasse loro di conteggiare il tempo che dedicano ai propri dispositivi, scoprirebbero che su sedici ore di veglia almeno sei sono mediamente dedicate al mondo digitale. Se le moltiplichiamo per tutti i giorni di una settimana, diventa facile farsi un’idea della rilevanza del fenomeno e della concreta possibilità di sviluppare una dipendenza tecnologica.

Il problema non è il dispositivo in sé ma la modalità e la frequenza con cui esso viene utilizzato. Se da un lato la presenza dello smartphone ha permesso di estendere ed incrementare le relazioni, almeno in senso orizzontale, dall’altro l’estrema facilità d’uso ha reso più difficile sapere quando e come utilizzarlo, con varie ripercussioni a livello biologico e psicosociale, tra cui sintomi somatici, depressivi, ansiosi e deficit di attenzione (Chesley, 2005; Thomée et al., 2007; Thomée, Härenstam & Hagberg, 2011; Thornton, Faires, Robbins & Rollins, 2014).

Nei contesti dedicati ad incontrarsi con gli amici, o dove si può sviluppare una maggiore conoscenza di nuove persone, come possono essere i pub e i ristoranti, l’uso dello smartphone ha diminuito la capacità di relazione tra le persone presenti, che si prestano reciprocamente meno attenzione perché sono occupate a dedicarla ai contatti virtuali che si fanno presenti attraverso il dispositivo, ad esempio seguendo una chat online. In questo modo viene sminuita l’importanza di trovarsi uno di fronte all’altro, frapponendo una “distanza” non solo mentale, ma anche emotiva che appiattisce il rapporto reciproco e in certi casi crea delle vere difficoltà legate alla mancanza di contatto e porta alla nascita di emozioni spiacevoli quali il sentirsi escluso o ignorato.

La presenza del dispositivo mobile in quelli che dovrebbero essere i momenti di aggregazione sta così lentamente “spegnendo” la conversazione faccia a faccia e modificando le relazioni sociali (Geser, 2002; Turkle, 2011, Potorski, 2016). Diversi autori hanno fatto notare che dedicarsi allo smartphone nei momenti di condivisione quali un aperitivo, un pranzo o una cena mette in pausa ripetutamente ciò che si sta vivendo per il controllo frequente e costante dei messaggi di testo o vocali, con una conseguente riduzione della qualità dell’attenzione agli eventi del mondo reale (Strayer & Johnston, 2001; Geser 2002; Strayer, Drews & Johnston, 2003).

Sulla base di tali considerazioni, sembra opportuno parlare di disintossicazione digitale per aiutare le persone a ridurre la frequenza di utilizzo del proprio smartphone. La disintossicazione dai dispositivi digitali può essere fondamentale per migliorare alcuni aspetti della propria vita che apportano un arricchimento, un’evoluzione dei propri rapporti e una migliore socialità come l’aprirsi a nuove conoscenze, partecipare, ascoltare e per quanto riguarda la salute fisica migliorare la postura, la qualità del sonno e ridurre gli incidenti legati all’uso del dispositivo dettati dall’utopia che l’uomo sia capace di svolgere più cose contemporaneamente.

Il gruppo di ricerca Nudge Italia, nato dall’iniziativa di IESCUM, l’Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano, fondato da Paolo Moderato, che da anni si occupa di ricerca, intervento e formazione nell’ambito della scienza del comportamento, ha utilizzato le conoscenze del Nudge, programma politico di modificazione comportamentale nato a partire dai principi dell’Economia Comportamentale (Tversky & Kahneman,1992; Kahneman & Tversky,1979), applicandole in un contesto specifico in cui, in seguito a molteplici osservazioni preliminari, si è rilevata un’elevata frequenza di utilizzo dello smartphone: pub e ristoranti.

Il Nudge, termine tradotto in italiano come “spinta gentile”, indirizza le persone a fare scelte il meno distorte possibile da quegli errori sistematici che ogni giorno commettiamo, tramite un’accurata “architettura delle scelte”, ovvero la creazione di un contesto che suggerisca dei comportamenti più favorevoli al benessere dell’individuo. La pratica del Nudge può essere utile per fare cambiare alcuni comportamenti, o per indurre a sperimentarne di nuovi, senza dover utilizzare incentivi economici o punizioni e senza precludere la libertà di scelta delle persone (Tahler & Sunstein, 2008).

Il “Marina Blu” uno dei nostri lidi di eccellenza della costa ionica, ha permesso la realizzazione del progetto del gruppo di ricerca Nudge Italia, supervisionato dalla nostra compaesana Marianna Vaccaro; Psicologa, Psicoterapeuta, Ricercatrice presso L’università IULM di Milano, volto a ridurre la frequenza di utilizzo dello smartphone durante i momenti destinati all’aperitivo o alla cena. Al centro di ogni tavolo era collocata una scatola riponi smartphone per i clienti del locale. Al fine di spingere i clienti a utilizzare la scatola, sui due lati un’etichetta riportava l’immagine di un dispositivo mobile e uno slogan “Sei davvero social? #posalo”. La frequenza di utilizzo del dispositivo digitale era misurata prima senza la scatola, e dopo aver messo la scatola sui tavoli. I risultati della fase sperimentale hanno mostrato una riduzione della frequenza di utilizzo dello smartphone nel gruppo sperimentale rispetto a quello di controllo, in Calabria di oltre il 15%.

I dati ottenuti hanno dimostrato come sia possibile ridurre la frequenza di utilizzo dello smartphone nei momenti di condivisione, guidando il comportamento delle persone nelle loro scelte, in modo efficace e sostenibile, senza imporre costi o punizioni a chi sceglie di emettere comportamenti alternativi.

Come afferma Skinner (1948) “La scelta è chiara: o non facciamo nulla e permettiamo che un futuro deprimente e probabilmente catastrofico abbia il sopravvento su di noi, o utilizziamo la nostra conoscenza sul comportamento umano per creare un ambiente sociale nel quale vivere una vita produttiva e creativa e dobbiamo farlo senza mettere in pericolo le opportunità di coloro che ci seguiranno di poter fare lo stesso”.

Alessia Perrera