Uno studio storiografico sui Normanni

Edoardo Spagnuolo, di Avellino, è da sempre un attento studioso di storia del Medioevo meridionale, di cui ricerca documenti a volte dimenticati, e che, cosa rara, li sa leggere con intelligente senso critico. Ci dà, con questo breve e succoso lavoro, un’idea chiara dell’avvenimento conclusivo della formazione dello Stato per mano di Roberto Guiscardo: la conquista di Bari del 1071. Spagnuolo si fida delle conoscenze dei suoi lettori; io non tanto, perciò vi riassumo gli antefatti.

Caduto il Regno longobardo (774), il duca Arechi si proclama principe di Benevento;
nell’849, il Principato si divide tra Benevento e Salerno, e in seguito Capua;
le città della costa campana divengono indipendenti; Amalfi è la prima Repubblica marinara;
gli Arabi attaccano la Sicilia, conquistandola entro il X secolo;
l’Impero d’Oriente mantiene i suoi domini e li allarga alle attuali Puglia, Basilicata e Calabria.

In questa situazione di frequenti guerre s’inseriscono, dal 1016, dei Normanni della Francia Settentrionale, che, dapprima mercenari, costituiscono dei domini attorno ad Aversa e a Melfi. Spicca tra loro la casata di Altavilla; il giovane Roberto, detto l’Astuto, inizia le sue gesta a San Marco [Argentano]. Lo raggiungerà il minore dei fratelli, Ruggero, che avrà domini prima a Scalea poi a Mileto.

Nel 1053 il papa Leone IX muove una spedizione contro i Normanni, ma ne viene sconfitto a Civitate, soprattutto per merito di Roberto, che viene acclamato duca. Un accordo con la Chiesa modifica profondamente gli assetti del Meridione: i Normanni, da stranieri e barbari, divengono vassalli del papa; e ricevono l’incarico di cacciare i Bizantini (dal 1054, in scisma tuttora perdurante) e i Saraceni.

Accenniamo qui solo ad avvenimenti che riguardano la Calabria. Ruggero batte i Bizantini a San Martino [di Taurianova odierna], e li sposa Giuditta d’Evreux, sogno della sua adolescenza in Normandia. Da Nicotera, muove guerra agli Arabi, e nel 1091 prenderà Palermo. Avvengono rivolte antinormanne ad Amantea, Gerace, Squillace, Stilo, Reggio, che viene presa nel 1060. È una storia poco conosciuta, se non da qualche specialista e curioso.

Ma Roberto non poteva dirsi padrone del Meridione, finché i Bizantini avessero tenuto Brindisi e la grande e ricca Bari. Nel 1068 pone l’assedio per terra alla città, che cederà solo nel 1071. Spagnuolo, fonti alla mano (Amato di Montecassino, Anonimo Barese, Guglielmo di Puglia, Malaterra, Lupo Protospatario… ) e con documenti inediti, e tenendo presente le acquisizioni della critica storiografica moderna, ricostruisce quegli anni durissimi… e non privi di curiosi risvolti:

– scopriamo che la guarnigione imperiale di Bari era composta di Vareghi, cugini nordici dei Normanni francesi;
– che Roberto aveva nemici normanni come ne aveva di Bizantini e altrio; e non mancarono congiure;
– che nella stessa Bari c’era di verità di atteggiamenti e di opinioni…
– e che la battaglia di Bari si svolse in gran parte, direi soprattutto, per mare, e questo costrinse Roberto a dotarsi di navi da guerra, e, cosa che non credo abbia fatto volentieri, chiederne al fratello Ruggero, che inviò navi calabresi.

Come vedete, si può fare storia del Sud senza piagnistei e senza fandonie, ma con i criteri della storiografia e con serietà; e con piacevolezza di lettura.
Complimenti ad Edoardo Spagnuolo.

Ulderico Nisticò

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