Usus pecuniae est in emissione ipsius: lavori e lavoro

Attenzione, non lo ha scritto un bieco leghista, ma san Tommaso d’Aquino (1225-74), e significa che la finalità del denaro è nella spesa, e che lo stesso denaro esiste solo per essere speso, anzi esiste solo quando viene speso; e il denaro non speso è esattamente come non ci fosse un centesimo. Dante, che dell’Aquinate fu accorto studioso, mette nello stesso Inferno sia i prodighi, che sperperano il denaro, sia gli avari che non lo spendono. E siccome c’è sempre un mito greco a risolvere il problema, il re Mida ottenne il potere di qualunque cosa toccasse trasformare in oro… e morì di fame, perché la soppressata d’oro non è commestibile.

Del resto, cos’è il denaro? È rappresentazione di beni, per esempio patate; se io conservo le patate senza mangiarle, io patisco l’inedia; e le patate molto presto si guasteranno. Convinti?

L’Italia, e soprattutto il Meridione e la Calabria, hanno un impellente bisogno di spendere denaro, per le seguenti ragioni:

– il sistema dei trasporti è molto arretrato, tranne le direttrici principali di alcune ferrovie e autostrade; ma il resto della Nazione è servito da vecchie strade di età fascista o dei primissimi anni del dopoguerra;
– sono bisognosi di ammodernamento anche i servizi idrici e igienici, e di manutenzione le reti fognarie e i bacini fluviali;
– molti edifici pubblici, scuole incluse, sono inadeguati e pericolosi;
– vanno ricostruite aree terremotate, colpevolmente abbandonate dai “governi” Berlusconi, Letta, Renzi e Gentiloni;
– eccetera.

Per fare tutto questo e molto altro, occorrono soldi; ma tutto questo da girare soldi, e se un operaio viene assunto, guadagna il salario, e con quello compra le scarpe ai figli… eccetera. I soldi girano, e quando i soldi girano, ce n’è per tutti. In parti disuguali, come è giusto che sia, giacché non siamo affatto tutti uguali né per meriti né per necessità: ma girano a vantaggio di tutti, diretto o indiretto che sia.

Se invece i conti sono a posto, ma schiattiamo tutti di fame, vorrei che qualche luminare di Bruxelles mi spiegasse i pregi di questa bella teoria.

Corollario 01: se tutto ciò è utile e cruciale per l’Italia, per il Sud e la Calabria è condizione di vita; per una Calabria che è l’ultima d’Europa proprio perché nulla produce. Serve dunque lavoro, e servono lavori pubblici in grande stile.

Corollario 02: è urgente combattere con tutti i mezzi (il più efficace è lo sberleffo) quella sottocultura ignobile che, dagli anni 1970, ha diffuso una vera fobia del lavoro, soprattutto del lavoro manuale. Vi ricordate le Lettere di don Milani: chi fatica è un disgraziato, chi sta seduto si realizza? Ecco, a questi piagnistei, a questa esaltazione dello smidollato, bisogna opporre l’ideologia del lavoro, direi la mistica del lavoro, la gioia del lavoro. “Chi non vuole lavorare, neppure mangi”. Ora qualche scemo penserà che lo abbia detto la Lega; e invece di legge in san Paolo!

Corollario 03: chi lavora e mangia del suo, quello è veramente libero.

Ulderico Nisticò

 

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