L’avvenire, dicevano i Greci, è sulle ginocchia degli dei. Non possiamo quindi sapere se il movimento di Vannacci avrà un futuro e quale, e se si schiererà o meno. Attiro l’attenzione dei cortesi lettori su un fenomeno pochissimo noto agli osservatori politici. Premetto ancora una volta che non serve farne un caso personale mio: io non ho tessera dal 31 dicembre 1994.
C’è un fenomeno sociologico e antropologico che chiamo gli antimeloniani di destra, che va da chi critica qualcosa del governo (per esempio, io lamento l’assenza quasi totale di una politica culturale di destra), a chi, in piena crisi adolescenziale, magari voleva dalla Meloni la ri-riapparizione dell’Impero [africano] sui colli fatali di Roma. Io invece a una simile idea mi opporrei ferocemente, per ragioni che voglio vedere chi li capisce, però mi paiono ovvie. Per le stesse ragioni, credo si opporrebbe anche Vannacci.
L’elenco degli antimeloniani di destra non è lunghissimo, giacché negli ultimi decenni ha molto lavorato la Signora con la falce; però sono tutti “amici” [così gabbo l’algoritmo] miei di vecchissima data, i quali scrivono e dicono cose ferocissime contro l’attuale destra. E certo non votano Fratelli d’Italia, anzi non votano affatto, e contribuiscono al dilagare dell’astensionismo elettorale.
Non so se sono attratti o meno dal pensiero e dalla realtà umana di Vannacci. Se lo fossero, o se lo saranno, può anche darsi che tornino a frequentare le urne. Di questi tempi, anche un 5%-10% può essere determinante.
Chi vivrà, vedrà.
Ulderico Nisticò