Viaggio in una regione corrotta e disperata

Ebbene sì, dopo averla depredata, offesa, umiliata e, soprattutto, spolpata, eccoli che si ripresentano.
I protagonisti dello sfascio sono tutti pronti ai nastri di partenza.
Alcuni, con una invidiabile faccia di bronzo, dopo aver giurato e spergiurato di non farlo mai più.
Altri costretti – per burrascosi trascorsi – a dover candidare un “sosia” di plautina memoria.

Una oligarchia famelica che governa la Calabria e che finisce per decidere anche chi debba fare l’amministratore di condominio.
E così, direttamente o per interposta persona, ai nastri di partenza ci sono tutti i rappresentanti divenne celeberrime dinastie “democratiche”, ovviamente alleate con le fazioni militari e con i loro signori della guerra.

La regione è una “questione di famiglia”.
Chi corre per vincere e chi per far vincere il suo amato avversario.
Non esiste destra o sinistra. Le ideologie, come i colori, in Calabria si attenuano, sfumano, degradano in un soffocante grigio.
Una gigantesca terra di mezzo sotto il controllo di highlander.
Figure mitologiche per metà umane e per metà poltrone pronte a tutto e che, per perpetrare il potere, confidano nel voto di scambio, quello che ha ucciso la democrazia.

Un consenso fatto di cinquanta euro a voto, di liste d’attesa scavalcate, di diritti scambiati per favori, un consenso ingigantito dal disinteresse di tanti che, oramai, disertano sistematicamente le urne finendo per favorire questi mercanti di voti.

Ed oggi, ad un mese dal voto, con i manifesti degli highlander sorridenti che invadono le nostre strade, la proposta dei più illuminati esponenti dello sfascio è la seguente: fate un passo di lato.
Dopo una primavera di trattative sottobanco, ecco che si chiede un passo indietro.
La paura fa novanta ed alla fine è preferibile lasciare la regione agli amici fidati.

Del resto, in tutta sincerità, avete mai avuto non dico la percezione, ma anche solo un vago sospetto, che in regione esista una opposizione?
Sappiano che i Calabresi, almeno quelli che ne hanno piene le tasche di questi oligarchi, un passo indietro non lo faranno mai…neppure per prendere la rincorsa.

Francesco Di Lieto