In questo intervento, l’avvocato Luigi Aloisio analizza i paradossi del sistema giuridico italiano, citando i fatti di Torino e i poliziotti indagati per aver compiuto il proprio dovere. “Rischiamo di far sentire i delinquenti tutelati e le forze dell’ordine abbandonate”.
C’è un’immagine che ricorre nell’ultima analisi dell’avvocato Luigi Aloisio: quella di un’Italia “a testa in giù”. Parafrasando il titolo di un celebre libro, il legale esprime una profonda preoccupazione per quello che definisce un capovolgimento dei valori e della giustizia nella “culla del diritto”.
Il caso della pistola giocattolo e l’accusa di omicidio
Il punto di partenza della riflessione è un episodio di cronaca recente: un poliziotto che, durante un’operazione in un contesto di spaccio, ha sparato e ucciso un uomo che gli puntava contro una pistola. Solo successivamente l’arma si è rivelata essere un giocattolo, dunque inoffensiva.
Secondo Aloisio, l’apertura di un’indagine per omicidio volontario a carico dell’agente è assolutamente ingiustificabile. In quel momento, di fronte a una minaccia letale, il poliziotto non può sapere se l’arma sia vera o finta. Indagare chi rappresenta lo Stato per un reato così grave non solo crea un danno psicologico enorme al singolo, ma lancia un segnale pericoloso a tutto il corpo delle forze dell’ordine: la paura di difendersi e di intervenire.
Torino: poliziotti a terra e il paradosso della difesa
L’analisi si sposta poi sui fatti di Torino, dove circa cento agenti sono rimasti feriti durante scontri di piazza. Aloisio cita l’episodio di un poliziotto caduto a terra e preso a calci e pugni dai manifestanti.
”Se quel poliziotto avesse usato l’arma per difendersi, oggi sarebbe probabilmente sotto inchiesta”, osserva amaramente il legale. Il rischio, secondo Aloisio, è che gli agenti finiscano per dover subire l’aggressione passivamente per evitare conseguenze giudiziarie paradossali, ribaltando completamente il concetto di ordine pubblico.
Il monito alla magistratura: tra Pinocchio e la realtà
L’avvocato conclude il suo intervento con un parallelo letterario tanto celebre quanto amaro: la favola di Pinocchio. Ricorda l’episodio in cui il burattino, dopo essere stato derubato dal Gatto e la Volpe, viene condannato al carcere dal giudice proprio per essere stato la vittima del reato.
”La magistratura dovrebbe essere cauta”, avverte Aloisio, “per evitare che si verifichi la situazione in cui l’onesto viene indagato e il delinquente viene tutelato”. L’appello finale è quello di ritrovare un equilibrio che permetta a chi rappresenta lo Stato di sentirsi protetto dalla legge, anziché vittima di essa.