Villa magnogreca a Catanzaro

 Un altro ritrovamento nella Valle del Corace, dopo le tracce emerse costruendo la Cittadella. Lascio agli archeologi il loro mestiere e i loro per me arcani criteri, e la definizione di “villa”, che è tecnica; e faccio, così, alla buona, lo storico.

 Premessa: quando parliamo di due e più mila anni fa, sarebbe opportuno evitare come la morte ogni termine quali “Borgia, Caraffa di Cz.,   Catanzaro, Gimigliano, San Floro, Settingiano, Squillace, Stalettì”, eccetera, insediamenti di età posteriore o molto posteriore; e toponimi italianizzati (Schiraci > Squillace), e qualcuno ufficiale appena dal 1863; e gran parte dei Comuni calabresi, del resto, in quanto enti risale solo al 1807 e 11. Perciò tutto quello che diremo ora si deve intendere come fosse scritto “attuale Catanzaro”.

 Premessa: per Greci e Romani il concetto di città è politico, non urbanistico. La polis di Atene comprendeva l’asty, zona urbana, e la khora, territorio. Ciò, a mio avviso, vale soprattutto per toponimi greci come Scillezio (Σκυλλήτιον), che, di genere neutro, indicano o una pianura (πεδίον) o genericamente un luogo (χωρίον).

 Scillezio, come diremo di Scolacio, si estendeva dunque a un ampio tratto di territorio, con particolare attenzione alla Valle del Corace, che, lambendo Teura o Teira, l’attuale Tiriolo, consentiva di raggiungere il Reventino e, attraverso l’Amato, o Lamato, il Tirreno. Basta un’occhiata.

 Scillezio è ricordata da molte fonti greche come fondazione di Menesteo, re di Atene cantato da Omero e ricordato da altri, tra cui Plutarco; o degli Ateniesi. Faceva parte di un progetto politico degli Ioni, che fondarono Reggio e Siri; ma non si curarono di Scillezio, che passò prima a Crotone, poi, con Dionisio di Siracusa, a Locri. Atene guardò ancora all’Italia nel V secolo, ma le sue ambizioni di imperialismo democratico s’infransero nel 415 sotto i colpi degli arcieri siracusani.

 I Romani dedussero, dopo il 123, la COLONIA MINERVIA SCOLACIUM; poi, con Nerva (96-8), COLONIA MINERVIA NERVIA AUGUSTA SCOLACIUM, che è attualmente la più vasta area archeologica romana a sud di Pompei. Minerva è la romana Atena, dea poliade, ricordata da Licofrone come Athenà Skylletria: e i Quiriti badavano bene a non offendere gli dei.

 A proposito, Nerva fondò anche la COLONIA NERVIA GLEVIUM (Glouchester in Inghilterra) e la COLONIA NERVIA VETERANORUM SETIFENSIUM (Sétif in Algeria): ma non gliene strafrega niente a nessuno, in Calabria; e tutti sono in cerca delle calze a rete di Nausicaa dopo lo sbarco di Ulisse.

 Il territorio fu coinvolto nella Seconda guerra punica, quando Annibale, ormai perdente, si ritirò nel Bruzio, ponendovi l’accampamento. La città di Castra Hannibalis è ricordata fino all’VIII secolo, nel nord del Golfo di Squillace. Vi si spinse l’incursione di Spartaco. Poi, la pace romana fino agli attacchi saraceni dell’VIII secolo, respinti di Niceforo Foca nell’888. E qui si apre il problema delle due fortezze di Catanzaro e Nicastro: ma di questo un’altra volta.

 La Tabula Peutingeriana, carta stradale dell’Impero, mostra un’importante strada da Castra Hannibalis a Scolacium a Vibo Valentia. La Trasversale delle Serre, e non so se devo ridere o piangere: fate voi.

 Una strada doveva interessare l’Istmo, dove troviamo toponimi come Miglierina e Migliuso (“milia passuum”); e nomi prediali come Gagliano (“Gallianum”), Gimigliano (“Gemilianum”), Settingiano (Septimianum); e l’interessante Pratora, un plurale che sa di bruzio. Un discorso a parte, la molto discussa locuzione “ager Teuranus” nella Tabola del 186.

 Ce n’è abbastanza per affermare che la Valle del Corace – senza confini comunali posticci – offre larghissima materia di studi storici e indagini archeologiche. E nemmeno dimentico Rotondone (Rhorhu), e Poliporto.

 Ora vediamo se si sveglia qualcuno?

Ulderico Nisticò