Violenza contro le donne: servono le vie brevi


 Premessa. È dalla notte dei tempi che le popolazioni organizzate in civiltà provano a regolamentare e persino razionalizzare la bestia più selvaggia che viva nell’animo umano: il sesso.

Per capirci, anche gli animali hanno l’estro, però una volta ogni tanto; gli esseri umani, sempre; e tanto più che all’estro fisico si associa qualcosa di molto più complesso e spirituale, l’amore.

La complessità del fenomeno è tale che ogni situazione, anche quella apparentemente ordinata e regolare, può degenerare in modi violenti.

E ora lo so che le superstiti femministe, dopo avermi accusato di patriarcato, tenteranno di rieducarmi, ma c’è che la psicologia femminile e la psicologia maschile sono profondamente diverse proprio in tutto ciò che riguarda la sessualità; mentre sono poco diverse nelle altre umane attività, quali la scienza e la tecnica e la letteratura e la politica.

Mi fermo, per entrare in argomento. I rapporti sentimentali, anche quando si cerca di disciplinarli, facilmente si guastano; e, secondo i razionalisti, ecco il divorzio e il “restiamo amici”. E invece tra l’amore e la separazione intervengono infinite sfumature, e tutte incostanti e mutevoli e imprevedibili.

Quando scoppia la violenza, delle due è l’una: o è un raptus di follia; oppure si vedono già segni preoccupanti. La soluzione è denunziare? E cosa? Che il marito è depresso, o insoddisfatto, o triste, o nervoso? Nessuna legge può prevedere come reato il fatto che la coppia è in crisi, però non abbastanza da diventare abbandono.

Ma se c’è violenza nel senso più letterale, allora denunziare… sì, ma per avere un anno dopo la prima udienza del processo; o per mettere in galera uno perché ha alzato la voce: galere già intasatissime? Servono le vie brevi.

Ora non mi chiedete quali sono le vie brevi, e quali leggi le possono regolare, perché la domanda sarebbe sbagliata. Esse sono brevi. Bisogna restituire autorità alle forze di polizia: il violento, di solito, è un vigliacco, e basta mettergli paura.

Per i credenti, serve un’azione decisa degli ecclesiastici, i quali si devono ricordare che l’idea della bontà umana è un’ubbia illuministica e massonica, non certo cattolica; e che l’uomo violento va fieramente rimproverato in questa e per l’altra vita.

A proposito, anche la signora che si comporta da zuzzurellona con la scusa della libertà, va trattata allo stesso modo.

Ulderico Nisticò