Virus: i fatti generano i fatti

 Posso portarvi milioni di esempio, e ne scelgo uno famoso, almeno tra gli storici. La Prima guerra mondiale iniziò con piani di battaglia perfettissimi e studiati nei minimi particolari, i quali fallirono tutti fin dal primo mese di ostilità… e il conflitto finì solo per collasso interno tedesco; fosse stato per i generali, ancora durava, sempre alla ricerca del piano perfetto. Ecco com’è che non le opinioni ma i fatti generano altri fatti.

 Veniamo a noi. Fino a un mese fa, l’Italia aveva un governicchio, nato da un errore di Salvini e giusto per evitare che, andandosi a votare, Salvini stravincesse lo stesso. Si reggeva a stento, Conte, con i continui scivolamenti di Renzi, e con un M. 5 stelle che, maggioritario in parlamento, è quasi assente nelle ultime elezioni: vedi Calabria, dove è assente del tutto. Insomma, un governo provvisorio.

 Arriva il virus, e il governo medesimo, questo debole governo, e dopo mesi di patetiche battute ideologiche buoniste e di tentennamenti, si trova ad avere in mano – di fatto, s’intende – i pieni poteri come fossimo in guerra: e infatti, lo stesso pacioso Conte ripete ogni momento la parola “guerra”; e da dirlo a schierare l’esercito, ci vuole poco. Il parlamento, per non ammalarsi di corona, ha incoronato Conte e si è messo in quarantena, ognuno a casa sua.

 Conte emana decreti sul virus, infilandoci però tante altre cosette strane e poco visibili, i cui effetti vedremo solo il seguito. Un classico dei tempi di guerra. Esempio: nel 1859, con i poteri di guerra contro l’Austria, il governo Cavour fece passare la riforma Casati… dei cannoni, pensate voi: ma no, della scuola; che, con qualche rattoppo, andò avanti fino alla grande riforma Gentile del 1923. Vi basta, come esempio curioso?

 Nel nostro piccolo calabro, il consiglio non si è mai insediato, e, in punta di diritto, manco esiste; c’è una giunta nominata, ma non se ne hanno molte notizie; al posto di tutti costoro, la Santelli ha preso su di sé ogni responsabilità; e se la sta, tutto sommato, cavando bene anche senza consiglio e giunta: o proprio per questo?

 Intanto la vita civile ed economica nazionale patiscono restrizioni che in tempo di guerra vera non ci furono mai; c’era, nella Seconda guerra mondiale e in tutti i Paesi belligeranti, l’oscuramento notturno, e noi lo abbiamo h 24; non c’è la tessera dei viveri, ma aspettate che finiscano le scorte… Del resto, le famiglie stanno contingentando le risorse alimentari.

 La chiusura delle industrie, viene da sé. Se una fabbrica produce caramelle, non per questo si fa in casa la carta per avvolgerle; se la fabbrica di carte finisce le materie prime o chiude per virus, cessa anche la produzione di caramelle; senza contare che, di questi tempi, pochi comprano leccornie. E potrei farvi almeno due esempi soveratesi recentissimi di X o Y che mi hanno dichiarato di non disporre di o non trovare approvvigionamenti per eseguire dei lavori. A Soverato, come credo dovunque, c’è un silenzio opprimente da assenza di traffico. E se si rompe un aggeggio privato o pubblico, e non c’è il pezzo di ricambio e non arriverà mai?

 Tutto sta cambiando, e da sé. Nessuno, nemmeno il più ingenuo ottimista, s’illuda che, quando, se mai, avremo ucciso l’ultimo virus, tutto ritornerà come prima; ma intanto i fatti avranno generato altri fatti, per ora imprevedibili.

 Oppure, chi li saprà prevedere fin d’ora, colmerà il vuoto lasciato da istituzioni e ideologie ormai di fatto annullate dal virus?

Ulderico Nisticò