Zalone a Compostela


 Atteso il successo, non c’è bisogno di incoraggiare a vedere il film di Zalone, un prodotto cinematografico gradevole, ben recitato, con equilibrato umorismo ma lontano dalla banalità dei cinepanettoni, e di una sua eleganza attraverso la semplicità; e con un sottile e solido messaggio.

Nel dubbio, invito lo stesso a vederlo, con particolare riferimento agli affetti da intellettualismo, per i quali, come diremo, c’è in serbo una lezione.

Il “Buen camino” che il protagonista inizia per tutt’altri motivi e poi ne viene conquistato, è quello antichissimo verso il santuario di Compostela in Galizia, quasi sull’Atlantico, per venerare san Giacomo Apostolo, Santiago.

Il pellegrinaggi medioevali unirono l’Europa cristiana, e sono l’origine storica del turismo. Turbe di pellegrini (peregrinus = forestiero di passaggio) visitavano luoghi di particolare sacralità e la stessa Roma, attraverso strade da percorrere assieme e a piedi; e lungo le quali sorgevano locande per rifocillarsi e “hospitalia” per gli ammalati.

Il “camino” di Santiago s’intreccia con la storia della Reconquista contro i Mori, che finirà nel fatale 1492 con la presa di Granada. I pellegrini erano protetti dai Cavalieri di Santiago. È bene saperlo, anche se non ce n’è cenno nel film, e non serviva.

Un uomo ormai di mezza età vive tra esagerati lussi ottenuti per il lavoro del padre e senza mai aver lavorato lui. Non è nemmeno un corrotto o un gaudente ed edonista, è molto peggio: un essere inutile; e perciò, senza averne coscienza, intimamente insoddisfatto.

Alla ricerca della figlia giovanissima e a sua volta alla ricerca di se stessa, incontrerà ogni sorta di umanità, e se ne riconosce parte autentica, senza più i falsi amici approfittatori… e senza il suo antagonista: il triste intellettualone politicamente corretto dall’insopportabile linguaggio libresco.

La lieve trama suggerisce una profonda riflessione: le gente, la comunissima gente tra cui voi che leggete e io che scrivo, la gente ha bisogno di spiritualità e di religiosità, meglio se di religione; e ha le tasche piene di una fasulla felicità fatta di cose e non di anime; e di improbabili interpretazioni filosofiche della domenica.

La gente vuole valori reali e universali e di coscienza; e anche una religione metafisica senza scivolare in fantasiose sociologie e buonismi generici al fallito scopo di accontentare tutti: il che, ovviamente, non accontenta nessuno.

Anche un simpatico film senza sozzerie e senza astruse opinioni può essere un segnale di un salutare cambiamento di mentalità; e accompagnare i “gusti del pubblico”: quelli genuini, non del pubblico immaginario dei critici.

Ulderico Nisticò