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…sono, stando ai numeri secchi, gli abitanti di Soverato. Possiamo eccepire che tanti abitano e non sono residenti; e qualcuno è residente il marito e non la moglie, o viceversa… ma arrampicarsi sui numeri e cercare scuse, sarebbero pretesti consolatori; e invece il dato è molto preoccupante.

 Intanto, il calo riguarda tutto il Meridione, dove ormai dal 2013 il numero dei morti supera quello dei nati; e non perché si muoia (la nuova azienda del Sud sono le case di riposo per anziani), ma perché non si nasce.

 Ed è ben noto, anche se quasi impossibile da calcolare, il fenomeno dei genitori ormai in pensione che fanno visita ai figli a Milano e a Roma, poi si trovano bene, e non tornano per undici mesi l’anno, quando non dodici;  ma spesso mantengono la residenza nominale.

 Del resto, fate statistica ad occhio, passeggiando per le vie di Soverato, e scoprendo quante tapparelle sono chiuse a mezzogiorno o alle sette di sera; segno inequivocabile di appartamenti non abitati.

 Altro dato, noto da anni, è che Soverato detiene il primato di anziani nel territorio. E, ahimè, non sono del tipo umano cui Cicerone dedicò il De senectute: Fabio Rulliano, Appio Claudio, Catone… Anzi, si nota un malinconico dilagare della senescenza sociale.

 L’altra e più intrinseca considerazione preoccupante è che Soverato non è più attrattiva come quando, negli anni 1970-90, la gente vendeva case e poderi nei paesi per comprare a Soverato anche solo un appartamentino; o come quando, con una casa a Soverato, si costituiva la dote per la figlia. E quando a Soverato si veniva per trovare occupazione in scuole, uffici, sanità… Le scuole superiori resistono per essere le sole da Catanzaro a Locri; ma vorrei conoscere i numeri. Gli uffici, in gran parte non si sono più.

 Riassunto: diminuzione degli abitanti; e quelli che ci sono, tendono all’età avanzata. I ragazzi, o per scelta o per forza, trovano occupazione altrove. Il posto fisso, sappiamo bene che è un ricordo. Il commercio non mi pare molto fiorente. La balneazione, che noi, in italodialettale barocco soprannominiamo turismo, dura poco, anzi sempre di meno.

 Che fare? Beh, sperando di non dover citare Dante con “le cittadi lor termine hanno”, bisogna urgentemente:

1.       Porre fine alle ondate di ottimismo parolaio e diseducante, a cominciare dalla famosa frase: “Quanta gente sul Lungomare”; che è il contrario del turismo serio e produttivo. Rileggetevi il mio pezzo di ieri.

2.       Analizzare la realtà: quanti negozi sono effettivamente attivi; quanti lidi lavorano più di due mesi; idem per i ristoranti; quanto personale viene utilizzato, e se o no in nero; se le scuole cittadine sono in crescita di allievi o il contrario; quali prospettive attendono o meno il Presidio ospedaliero e i pochi uffici rimasti…

3.       Inventare attività produttive, e quindi attrattive. Insisto sul turismo di famiglia, adoperando come albergo diffuso gli appartamenti ormai vuoti; e puntando su turismo esperienziale, di salute, della terza età, culturale… e che quindi duri ben più del poco chiasso d’agosto, che non porta né lavoro né denaro; anzi allontana il turismo buono e redditizio.

4.       Se Soverato è in netto calo di abitanti, figuratevi i paesini di 500 abitanti, di cui varie decine viventi altrove. Ebbene, è ora di procedere con le conurbazioni nel senso letterale: accorpare in Comuni di almeno ventimila anime. NOTA: Sul serio e subito, non i convegni e le cene di Raffaele Mancini e Michele Drosi che accorparono solo l’aperitivo e il digestivo.

5.       Varie ed eventuali.

Ulderico Nisticò