Mentre cantanti e attori radical chic rimanevano a casa (e pare che nessuno si accorgesse della loro assenza), e un centinaio di animali devastavano case e vetrine, Trump, insediandosi, ha detto “America first”, con una molto esplicita dichiarazione di politica isolazionista.
Premettiamo subito che espressioni come isolazionismo e globalizzazione sono troppo fortunate invenzioni giornalistiche, e non corrispondono mai esattamente al vero. Nessuno può vivere del tutto isolato; e nemmeno si può pensare a un mondo senza Nazioni e senza Stati e ridotto a un gigantesco mercatino del Venerdì. Fino a tre secoli fa a Napoli non si mangiava pomodoro, e non c’erano cavalli e vacche nel Nevada; e il calabrese “zipàngulu”, anguria, significa il frutto del Cipango, Giappone. Esempi a iosa; e lo stesso per la millenaria mescolanza delle etnie, di cui il Meridione d’Italia è tra i casi più evidenti.
Ma questo non significa che uno del Messico si sveglia una mattina e diventa di Chicago; o uno del Gambia, di Roma, e con il solo requisito di essere in vita. Non funziona, ed è causa, o subito o poco dopo, di seri problemi per tutti, compresi gli “immigrati”. Negli Stati Uniti l’immigrazione è rigorosamente controllata dal 1776, non solo con le quote per provenienza (legge dal 1925, 5.000 italiani l’anno), ma sulla tipologia umana di stranieri: anglosassoni nel West, pizzaioli italiani a N. York; e non è una scoperta di Trump.
Nemmeno è possibile pensare a un mondo in cui non si viaggi o non viaggino merci; o non viaggino i soldi. E ciò comporta conseguenze in politica estera, e quindi in politica militare. Ora Trump mette in discussione la NATO, e, a parte che ciò accarezza le mie orecchie di vecchio sessantottino nazionalpopolare, dice una cosa ovvia: la NATO nacque per contrastare un nemico, l’Unione Sovietica, che non c’è più da quando gli attuali ventenni dovevano ancora nascere; e un comunismo che solamente si legge, e pure deformato ed edulcorato dal buonismo, sui libri di scuola. Negli ultimi decenni, le guerre combattute da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, membri della NATO, sono state combattute fuori dalla NATO; e la cosa più seria che sta compiendo l’Italia, la presenza armata in Libano, è senza la NATO. Insomma, che ce ne facciamo della NATO?
Se dunque Trump condurrà una politica di “America first”, l’Europa e l’Italia devono regolarsi di conseguenza; ammesso che esista, al di fuori dei soldi, una cosa che possa dirsi Europa. L’Italia, che alla fine è la sola che m’interessi davvero (consentitemi un poco di autoironia: “Italy first”, come direbbero al Comune di Soverato), deve imparare a fare da sé. Finora, dal 1945, l’Italia ha avuto i governi voluti dall’America e dalla NATO: chissà che succede, in futuro, senza NATO e senza America…
Ulderico Nisticò