Ancora su monarchia e repubblica


La retorica, ragazzi… non è vero che repubblica significhi libertà e monarchia il contrario. Ciò sarebbe vero per le monarchie assolute dal secolo XVI al XIX dovunque tranne che in Inghilterra / G. Bretagna, dove l’operazione ai Tudor non riuscì e uno Stuart finì decapitato.

La monarchia non è quando “comanda il re”, ma quando la funzione di capo dello Stato è ereditaria, come nella maggior parte dei casi; o, raramente, elettiva come a Venezia o in Polonia.

Quando vige l’eredità, il principio è “morto il re, viva il re”, cioè l’eredità è decisa dalla genealogia: in G. Bretagna, a scanso di conflitti, c’è un elenco ufficiale di una ventina di aspiranti. In caso di legge salica (né donna né nato da donna), il parente maschio più vicino. Quanto ai poteri del capo dello Stato, se re, si distinguono monarchie assolute e monarchie costituzionali.

L’Italia è una repubblica democratica. Non è affatto una tautologia, giacché nella storia, e nel presente, ci sono repubbliche tutt’altro che democratiche: esempio attuale, la Corea del Nord; e ricorderete la Germania “Democratica” Est, che era una dittatura comunista.

Nella repubblica, il capo dello Stato è elettivo e temporaneo. Questa è la differenza.

Nel 1848, Carlo Alberto, re di Sardegna (l’isola, il Piemonte, la Liguria, la Savoia e Nizza) concedeva (“ottriava”) una costituzione, nota come Statuto Albertino; poi esteso, man mano, a tutta Italia, e rimasto in vigore fino al regno di Umberto II.

Il potere esecutivo, si legge, era nelle mani del sovrano, ma subito dopo iniziò di fatto la partitocrazia, con governi eletti e abbattuti dalle maggioranze parlamentari. La lunga serie dei governi saliti e scesi durò fino alla dittatura fascista (1922-43), per riprendere fino ad Umberto II, continuò con i circa 70 governi della Prima e Seconda repubblica.

Il re costituzionale, e il presidente, detengono alcuni poteri effettivi. Tra questi, quello che conta davvero è il potere di firmare o meno le leggi (rimandandole alle Camere) e i regi decreti (Rd) o decreti del presidente (Dpr). Dal 1848, sono stati rari i casi del genere.

Il più noto è il Rd che Facta voleva far firmare a Vittorio Emanuele III per lo stato d’assedio, cioè l’uso della forza contro la marcia su Roma; il re si rifiutò… e Facta, deposti gli inediti istinti bellicisti, votò la fiducia al governo fascista, assieme a Croce, Giolitti e ai liberali e popolari.

Dopo aver firmato decine e decine di Rd, molti dei quali sono in vigore anche oggi, nel 1943 Vittorio dimissionò il duce e nominò Badoglio. Ai sensi dell’Albertino!

Anche nelle cronache dei presidenti si intravedono cose oscure, che nessuno ha mai seriamente narrato: ricordiamoci i casi Leone, Segni, Cossiga…

L’altra differenza tra la monarchia costituzionale e la repubblica è il senato, che era prima vitalizio e sempre più decorativo: vi troviamo Manzoni, Carducci, Gentile, Mori… Nella repubblica, il senato è un doppione della camera. Io ho votato sì al referendum di Renzi, ma, come al mio solito, ho perso.

Dal 1848 al 1946, monarchia e repubblica compiono un’evoluzione della base elettorale. Nel 1861 ebbero diritto di voto, in tutta Italia, 400.000 abbienti; votarono metà per divieto papale ai cattolici.

La prima camera contò, in maggioranza numerica, più deputati meridionali che centrosettentrionali: ma i nostri erano i soliti ignoranti con laurea, di cui brulicano i nostri paesi, e stavano alla camera muti come tartarughe. La faccenda, quanto a rappresentanza del Sud, è poco migliorata nei decenni monarchici e repubblicani.

Si dovette attendere il 1913 per il suffragio universale maschile; e il 1945/6 per quello femminile. Non agitatevi: nella democraticissima G. Bretagna fino agli anni 1840 non avevano diritto al voto i cattolici; e restavano fuori anche i protestanti, se non abbastanza ricchi. Quanto alle signore, la Svizzera ha concesso loro il voto nel 1970.

A proposito, è del tutto falsa l’insinuazione che le donne, ammesse al voto nel 1946, abbiano votato in massa repubblica. Ognuna di loro votò, singolarmente, come pareva a lei, o repubblica o monarchia. Vennero elette solo 21 donne nella costituente; seguirono molti lenti passi, e dal 2022 una donna è presidente del Consiglio.

Ulderico Nisticò