Giochi diplomatici


 La diplomazia è una guerra parallela, condotta attraverso parole e gesti. È un gioco sottile e continuamente contraddittorio, in cui s’intrecciano mezze verità e mezze bugie, e minacce e sorrisi.

Facciamo l’esempio scolasticamente più noto (o si spera!!!), il Congresso di Vienna 1814-5. Napoleone, sconfitto a Lipsia nel giugno del 1813, e dopo qualche scaramuccia dilatoria, era stato costretto all’abdicazione, e trasferito a fare l’imperatore dell’isola d’Elba. Ne fuggì, per venire definitivamente battuto a Waterloo il 18 giugno 1815, mentre il Congresso, poco preoccupato, continuava i suoi lavori.

Lavori? Uno immagina seriosi anziani signori sempre seduti attorno a pesanti tavoli… e invece è stato detto che il Congresso ballò più che lavorare; e siccome per ballare servono le signore, fu molto importante la loro presenza (o eventuale assenza diplomatica), e pesarono le parole che distrattamente sussurravano ai cavalieri più o meno corteggiatori o delle signore o dei loro mariti e parenti. Intanto i vincitori continentali – Austria, Russia, Prussia – e la vincitrice Gran Bretagna poco interessata all’Europa, si accordavano… oppure si scontravano, e poco mancò non si muovesse guerra alla Prussia che voleva la Sassonia… mentre il demoniaco Talleyrand salvava tutto il salvabile per la Francia. Era stato vescovo, rivoluzionario, giacobino, termidoriano, bonapartista, imperiale, antinapoleonico, infine ministro di Luigi XVIII. Ebbe buon gioco a far capire che conveniva più una Francia mezzo amica che una esposta a rischi rivoluzionari ed espansionistici. Metternich a sua volta arraffò tutto quello che l’Austria aveva ottenuto da trattati favorevoli, e negò ogni trattato sfavorevole, e conservò agli Asburgo-Lorena un vastissimo dominio destinato a durare, con qualche scossone e perdita, un secolo. Un secolo che, nella storia umana, è quasi un’eternità. Per l’Italia, ci vuole un articolo a parte, e lo scriveremo.

Tutto ciò, e quant’altro, si ottenne con balli e moine di signore e con astuzie di diplomatici e con minacce di generali… finché firmarono tutti, e l’ordine di Vienna durò, nel complesso, fino al 1914.

Un pessimo esempio fu invece la pace di Versailles del 1919, gestita tra patetiche utopie di Wilson e furbate di Clemenceau, e tra l’indifferenza britannica e l’estrema debolezza dei governi liberali italiani; e infatti nel 1939 si scatenò la Seconda guerra mondiale.

A che serve raccontare questi fatti antichi? A capire i giochi contemporanei di Iran e Usa e Trump e Meloni; e dichiarazioni di guerra e di pace. Non c’è in giro alcun Metternich, è vero, però le dinamiche sono le stesse di ogni trattativa diplomatica della storia.

Come in tutte le trattative, anche l’esito di queste è tutto da vedere. Aspettiamo? Però senza credere a tutte le notizie di tutti i giornali.

Ulderico Nisticò