La bufala del 34%

I meridionalisti della domenica, o meridionaldomenicali che dir si voglia, tutto si può dire, tranne che manchino di ridicole fantasie: genocidio, anzi qualche fesso dice persino genocidi; massacri; stermini; furto di ferrovie e fabbriche; e del resto, il Sud era la terza potenza industriale del mondo… dei sogni.
Il loro guru, tale Pino Aprile, sparando di queste e altre balle, ha spacciato centinaia di migliaia di copie di libri illeggibili; e ha fatto scuola, con pubblicazioni di identico genere e identico valore storiografico: zero.

Però, sono furbetti, gli aprilati; e, avendo capito con le ricchezze passate non attacca e non ci crede nessuno, ora s’inventano le ricchezze future: soldi dello Stato o dell’Europa, bene inteso senza alcun fastidio di prestazione d’opera. Ed è buffo, se è vero quello che si legge sui giornali, che un ministro dell’attuale Governo dia loro retta.
Dov’è la bufala del futuro? Un ragionamento di quelli che, sentito così, riesce persino a convincere le anime miti e semplici, ma, un poco analizzato, si rivela una fandonia. Eccola: siccome la popolazione del Sud è il 34% del totale, al Sud bisogna dare il 34% del bilancio dello Stato.

Iniziamo con una lezioncina di diritto istituzionale: una cosa del genere potrebbe avvenire non in un ordinamento federale, ma in una confederale, e solo a patto che, in una confederazione, tutti gli Stati confederati s’impegnino a non chiedere agli altri manco un soldo oltre la loro spettanza. Ovvio che un simile ordinamento non reggerebbe alla più piccola crisi, e quindi è solo un “caso di scuola”, un “exemplum fictum”, che non trova alcun riscontro nella realtà storica o contemporanea.
Tanto meno ha senso comune che il bilancio dello Stato si possa dividere “per testa”, cioè tot soldi per ogni cittadino. Non funziona così neanche la più modesta società per azioni.

Lezioncina di politica. Nessuno Stato al mondo può formare il suo bilancio, può impegnare le sue risorse trovandosi di fronte a un tale obbligo di natura territoriale, senza poter decidere con criteri politici ed economici, ma agendo solo per partite di giro.
Veniamo al fatto. La mia Calabria conta, sulla carta, due milioni di abitanti. Di questi, un notevole numero è residente al paese ma abitante in pianta stabile altrove. Non solo, ma è pesante la percentuale di anziani e pensionati. E se a qualcuno viene a mente di calcolare non le fasulle liste anagrafiche, ma la popolazione effettiva? Ebbene, la Calabria e il Sud sarebbero molto al di sotto del millantato 34%.

Vogliamo calcolare in quanto contribuisca Milano e in quanto un paesello sperduto? E se Milano, accettando il principio aprilesco, pretendesse di tenere per sé le tasse che paga? E che vuol dire, Meridione? Contiamo anche l’Abruzzo e la Sicilia? E la Sardegna?
Alcune Regioni del Nord sono, non nelle statistiche ma nella realtà, tra le più ricche del mondo; le meno ricche, sono a livello della media d’Europa. La Calabria è l’ultima d’Italia, e terzultima d’Europa intera. Il resto del Sud non sta molto meglio. Eppure, tutto il Meridione ha ricevuto, e riceve, valanghe di soldi da parte della Comunità e dell’Italia.

Come è possibile che, in presenza di tanti soldi, il Sud sia messo male e la Calabria malissimo? Ovvio: il Sud non progetta, non propone, e, quando riesce a far passare un progetto, non spende i soldi per evidente inettitudine di burocrati, passacarte e politicanti. È incalcolabile quanto denaro destinato alla Calabria sia tornato verginello a Bruxelles.
Ecco, a questi inutili e dannosi politici e scribacchini, volete dare altro denaro?
Ma se è vero che il ministro per il Sud, la Lezzi, ha intenzione di controllare se le Regioni meridionali spendano o meno i fondi europei e italiani, ecco cosa bisogna fare d’urgenza. E senza pietà, e far ballare di paura presidenti, assessori e imbrattacarte.

Quanto, e se mai il Meridione spenderà il 100% di quello che già ha, possiamo anche pensare di aumentare un pochino gli stanziamenti.
Ma eviti, il ministro, di alimentare illusioni mandando lettere a quattro gatti riuniti per pregustare denaro gratis. Non è nemmeno una furbata elettorale: l’unica volta che è stata presentata una lista meridionaldomenicale, cioè alle regionali della Campania, ottenne lo 0,72, pari a due (02) elettori per Comune, incluso quello di Napoli.

Il Meridione deve smettere di campare di nuvole passate e future; tirarsi su le maniche, e olio di gomito.

Ulderico Nisticò

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