Per la chiesa del Rosario


 Ottima e molto proficua l’iniziativa del 19, a teatro, che dà principio alla raccolta dei fondi necessari per la ristrutturazione della chiesa del Rosario. Complimenti al coro parrocchiale Chicchi di frumento; alla scuola di danza Exedra; alla voce intensa di Claudio Rombolà; alla Famiglia salesiana che ha organizzato e diretto la serata; al sindaco Vacca; ai tecnici; e al numeroso e generoso pubblico.

 La piccola elegante chiesa – ha detto chi scrive introducendo lo spettacolo – è documentata, come spiegò Domenico (Mimì) Caminiti nel suo “Soverato nei secoli”, dai primi del XVIII secolo, ma già si dice essere “antichissima”. Era l’edificio sacro di Santa Maria di Poliporto, frazione costiera di Soverato: e parliamo ancora di Soverato “Vecchio”, abbandonata solo dopo il sisma del 1783.

 La chiesetta subì molte vicissitudini. Negli anni del sedicente re Murat (1808-15) fu occupata da soldati; ospitò per alcuni anni una colonia di marinai e pescatori dell’Amalfitano; divenne di fatto inagibile, anche se, ed è notevole, non troviamo sia mai stata sconsacrata, e risultava ufficialmente in esercizio. Ma il SS. Sacramento era accolto in casa Alcaro; e gli arredi trovavano posto nell’attuale palazzo Marincola Caminiti.

 Santa Maria di Poliporto diveniva intanto centro di collegamenti ferroviari e navali, e di commerci, attirando attive famiglie da tutto il Meridione. Nel 1881, caso ancora unico in tutto lo Ionio calabrese, trasferiva il capoluogo sulla costa; da allora la toponomastica assunse i nomi di Marina di Soverato, o Soverato Marina (in dialetto, “a Marina”), e Soverato Superiore (“Suveratu u Supa”, o solo “Suvaratu”).

 Vero che nel 1904 Rocco Caminiti edificava la chiesetta di Portosalvo; e nel 1908 il beato don Michele Rua poneva la prima pietra di Sant’Antonio, celebrandovi nel 2010 la prima Messa. Mancava tuttavia una chiesa comunale, e ci si diede da fare: anche allora con raccolta di offerte; e rivolgendosi ad enti e allo Stato; ricevendo infine un consistente contributo delle sorelle Scoppa.

 Nel 1941 il vescovo di Squillace, mons. Fiorentini, istituiva in Marina la Parrocchia di Maria SS. Immacolata. La chiesetta ne fu sede, fino al 1963, quando, la Notte di Natale, si celebrò Messa nel nuovo edificio. Questo prese il nome di Immacolata, e la chiesetta quello del Rosario, in ricordo della devozione popolare, esaltata da san Pio V dopo la vittoria di Lepanto del 1571, assieme al titolo mariano, poi caro a don Bosco, di Auxilium Christianorum, l’Ausiliatrice; e rinverdita da Bartolo Longo.

 Tutto questo, e molto altro, si legge in “La fede tenace” del 2004, scritto, anche allora al solo allo scopo di ottenere fondi per restaurare gli interni, da don Italo Sammarro, Tonino Fiorita e U. N. Sarebbe utile una seconda e ampliata edizione.

 La manifestazione del 19 è stata un successo di partecipazione popolare; e speriamo di continuare così, anche, direi soprattutto, con l’intervento di Comune, Provincia, Regione, Stato.

Ulderico Nisticò