Tallini

Mi pareva che una giornata potessi passarla liscia: finito di scrivere di corso e puzza organica, mi avvolge ben altro olezzo, l’arresto di Tallini.

Non me la sento nemmeno di sparare la solita battuta dell’innocenza fino a sentenza definitiva; del resto non faccio il carabiniere e il giudice. E nemmeno mi consola che con Tallini ho avuto la stessa tessera solo fino al 31.12.1994, anzi, scriverlo può sembrare un modo di scansarsela. Ho votato Santelli, e, a cascata, costoro.

Il nostro popolo direbbe che è “na iettatura”: ma è certo che la Calabria attraversa un momento disastroso; e servirebbero fatti, non parole. Nelle parole, i Calabresi sono bravissimi, soprattutto se altisonanti, retoriche, solenni, patetiche: non so che farmene. Perciò stiano zitti gli antimafia di mestiere, incluso Morra, che dichiarò Tallini impresentabile… 47 ore prima delle elezioni, dopo che la commissione antimafia se n’era stata a girarsi i pollici per 25 giorni.

Morra, dopo la sua vomitevole dichiarazione sulla compianta Santelli, si deve solo levare dai piedi con la sua faccia tracotante poggiata sul nulla.
Un corollario: il caso Tallini, ma è uno dei tanti, dovrebbe bastare a tappare la bocca agli antimafia di mestiere, con palloncini a forma di coniglio e temi in classe e giro di soldi. La mafia non è un fenomeno folcloristico, è una faccenda terribilmente seria.

Tanto meno mi preoccupo se, eventualmente, al posto di Tallini mettono un altro qualsiasi. Il marcio è diffuso, non individuale; è un sistema, non una somma di casi personali. Urge abbattere il sistema.
I Greci classici, da cui in qualche modo discendiamo settanta generazioni fa, in casi del genere inventavano la figura del “nomothetes”, il legislatore che, all’improvviso e miracolosamente, metteva in ordine il caos. È una bella fantasia, ma non funziona così, nella storia; anzi, i Licurgo e i Dracone e gli Zaleuco sono simboli di qualche importante movimento politico, se non di tutti, almeno di molti, e di molti e saggi e audaci.

Perciò, il primo pensiero, che è quello di un commissario non della sanità ma dell’intera Calabria, non basta; serve invece una sollevazione, un pronunciamento, una rivoluzione, una rivolta ideale, corale, effettuale.

Premesso che se Tallini è colpevole va stracondannato, non è che condannando un Tallini qualsiasi, e sostituendolo con Giufà, siamo certi che Giufà è meglio di Tallini.

E non solo. Che il futuro onorevole Giufà sia o meno onesto, è importante, ma non più di quanto debba essere onesto un salumaio e il gommista. Dev’essere anche competente e coraggioso e attivo. Se lo è, paghiamolo, non solo e non tanto con soldi, ma con onore e gloria.

E deve avere collaboratori, e cercarseli. La Calabria è zeppa di colti ed esperti, solo che o se ne stanno a casa loro perché furbetti, o non li chiamano perché non fanno parte di nessuna banda.
Come si fa? Con le liste delle prossime elezioni, dice chi è bravo in educazione civica. E sì: ma chi le compila, le liste? Ahahahahahah.

Oppure, si può votare fuori delle liste? No. Si può non votare? Inutile, i meccanismi funzionano anche se a votare vanno pochissimi.
Ebbene, intanto mettiamo assieme qualche centinaio di persone serie e spregiudicate: poi, come prendere il potere e governare, si vedrà. Ma le leggi… le leggi le hanno scritte degli uomini, Tallini incluso; basta strapparle a pezzetti. La salvezza della comunità è la sola legge suprema.

Ulderico Nisticò