Dalla crisi dei prezzi alla riscoperta delle eccellenze locali. Giovanni Sgro, fondatore del progetto culturale Naturium, racconta un cambiamento nelle scelte dei consumatori e rilancia il valore delle filiere meridionali: «Le nostre eccellenze devono trovare posto nelle buste della spesa, non soltanto nei convegni».
La crisi economica, l’aumento del costo della vita e le difficoltà del comparto agricolo potrebbero aver prodotto anche un effetto inatteso: una maggiore consapevolezza dei consumatori rispetto all’origine degli alimenti e al valore delle produzioni locali.
È questa la riflessione di Giovanni Sgro, fondatore del progetto culturale Naturium, che registra un segnale significativo nelle abitudini di acquisto della propria clientela: un incremento del 30% nella vendita dei prodotti del territorio, della Calabria e del Mezzogiorno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Un dato che, secondo Sgro, merita attenzione non soltanto per la sua dimensione commerciale, ma soprattutto per ciò che potrebbe rappresentare sul piano culturale ed economico.
«Abbiamo atteso un mese per valutare l’andamento delle vendite e comprendere se si trattasse di un fenomeno occasionale», spiega il fondatore di Naturium. I risultati confermano, almeno nell’esperienza della realtà commerciale, un interesse crescente verso la provenienza dei prodotti e una disponibilità più marcata a privilegiare le produzioni del territorio.
Dalla crisi alla consapevolezza alimentare
Il fenomeno si inserisce in un contesto particolarmente complesso. L’aumento dei costi energetici, le difficoltà delle imprese agricole, le pressioni sui prezzi e le criticità nei rapporti tra produttori e grande distribuzione hanno contribuito ad alimentare un dibattito pubblico sulla sostenibilità economica delle filiere agroalimentari.
Le recenti discussioni sull’olio d’oliva, sulle importazioni e sulle difficoltà di commercializzazione delle produzioni italiane hanno riportato al centro dell’attenzione questioni spesso trascurate: la formazione dei prezzi, la remunerazione dei produttori, la trasparenza delle filiere e il peso contrattuale della grande distribuzione.
In questo scenario, osserva Sgro, una parte dei consumatori sembra aver sviluppato una sensibilità diversa. Il prezzo rimane naturalmente un elemento determinante, ma non rappresenta più l’unico criterio di scelta. Cresce l’interesse per l’origine delle materie prime, per il legame con il territorio e per le ricadute economiche degli acquisti.
È un cambiamento che riguarda numerose categorie merceologiche. Dalla mozzarella ai formaggi freschi, dalla pasta alle farine ottenute da grani antichi siciliani, dai prodotti da forno all’olio extravergine, fino alla frutta secca e alle specialità artigianali.
Particolarmente significativo, nell’esperienza raccontata da Sgro, è l’interesse per le mandorle e per i prodotti dell’azienda partner Carlomagno, in un mercato nel quale le produzioni nazionali si confrontano con quelle di provenienza estera, come le mandorle californiane.
La crescente attenzione alla provenienza coinvolge anche conserve, legumi, salumi, vini, acque minerali, passate di pomodoro, biscotti, creme spalmabili e numerosi altri alimenti che compongono la spesa quotidiana.
Il valore economico e sociale di una scelta
La riflessione proposta da Naturium supera il tradizionale richiamo al consumo dei prodotti tipici. Scegliere un alimento del territorio significa, infatti, contribuire potenzialmente a sostenere un sistema produttivo più ampio, fatto di aziende agricole, laboratori artigianali, imprese di trasformazione, distribuzione e occupazione.
Il tema è particolarmente rilevante per la Calabria e per le altre regioni meridionali, dove l’agricoltura e le produzioni agroalimentari rappresentano un patrimonio economico e identitario, ma devono confrontarsi con difficoltà strutturali, costi crescenti e problemi di accesso ai mercati.
Per Sgro, la valorizzazione delle eccellenze non può esaurirsi nelle dichiarazioni di principio. Occorre tradurla in comportamenti concreti, a cominciare dalle scelte commerciali e dalla presenza dei prodotti sugli scaffali.
La visibilità delle produzioni locali diventa così un elemento strategico. Non basta che un territorio sappia produrre qualità: è necessario che quella qualità sia riconoscibile, accessibile e adeguatamente presentata ai consumatori.
In questa prospettiva, il ruolo dei distributori e dei commercianti assume un’importanza particolare. Investire sulle produzioni locali può favorire un rapporto più diretto tra domanda e offerta, contribuendo a rafforzare la conoscenza delle aziende e delle filiere.
Naturium porta la sostenibilità anche nelle scuole
Alla dimensione economica si affianca quella educativa, da sempre centrale nell’impostazione culturale del progetto Naturium.
Sgro annuncia infatti la presentazione di nuove progettualità informative e divulgative rivolte alle scuole, con l’obiettivo di coinvolgere bambini e ragazzi in visite e attività formative presso Naturium.
L’iniziativa prevede un percorso di incontri e conferenze dedicati alla sostenibilità, al commercio equo e solidale, al consumo responsabile e alle principali questioni socioeconomiche legate alla produzione e alla distribuzione dei beni.
L’intento è accompagnare le nuove generazioni verso una comprensione più consapevole dei meccanismi che regolano la filiera alimentare, aiutandole a riconoscere il rapporto tra ciò che acquistiamo, il lavoro delle persone, l’ambiente e le prospettive di sviluppo dei territori.
Un’educazione al consumo che, nell’idea di Sgro, non si limita alle caratteristiche nutrizionali degli alimenti, ma comprende anche la loro storia produttiva, le condizioni economiche delle imprese e le responsabilità individuali e collettive.
Dalle dichiarazioni alle buste della spesa
Il messaggio conclusivo di Giovanni Sgro riguarda proprio la distanza che troppo spesso separa la valorizzazione teorica delle eccellenze territoriali dalla loro effettiva presenza nei consumi quotidiani.
L’Italia, e il Mezzogiorno in particolare, dispongono di un patrimonio agroalimentare straordinario. Tuttavia, convegni, protocolli d’intesa, campagne promozionali e riconoscimenti istituzionali rischiano di produrre risultati limitati se non si traducono in opportunità economiche concrete per chi coltiva, trasforma e commercializza quei prodotti.
Le eccellenze, sottolinea Sgro, devono arrivare nelle case attraverso le scelte quotidiane delle famiglie.
Il 30% di incremento registrato da Naturium rappresenta, dunque, un indicatore incoraggiante, pur riferito a una specifica esperienza commerciale e a un periodo circoscritto. Sarà necessario osservare l’andamento nei prossimi mesi per comprendere se questa maggiore attenzione sia destinata a consolidarsi.
Resta però il significato di una riflessione che guarda oltre il dato delle vendite: la valorizzazione delle produzioni meridionali può diventare una leva di sviluppo economico, occupazionale e culturale, a condizione che la consapevolezza dei consumatori incontri l’impegno concreto delle imprese e della distribuzione.
Perché la qualità di un territorio non si misura soltanto attraverso ciò che riesce a produrre, ma anche attraverso la capacità di riconoscerne il valore, sostenerlo e trasformarlo in una risorsa condivisa.