Docta ignorantia


 Nikolaus Krebs von Kues, tedesco, detto in Italia Nicolò Cusano, pubblicò nel 1440 un trattato dal titolo “De docta ignorantia”, il cui significato è il riconoscimento dei limiti della conoscenza umana nei confronti di Dio, e della realtà in generale.

Per esempio, io, che secondo alcuni so un mucchio di cose, ignoravo il nome tedesco del Cusano, e sono umilmente andato a cercarmelo in internet. Così, secondo il Cusano, deve fare un dotto ignorante, però consapevole di esserlo. Socrate affermava di sapere di non sapere, e perciò di essere disposto a colmare le sue lacune.

Quelli che non colmano mai le loro lacune, sono coloro i quali ignorano di essere ignoranti, anzi pensano di sapere, magari per aver leggicchiato un libro o giornale. Ma “guardati da chi ha letto un libro solo” (“cave hominem unius libri”), insegna san Tommaso d’Aquino. E troviamo nel Vico “l’uomo, quando si rovesci nell’ignoranza, egli fa sé regola dell’universo”.

Peggio del peggio, quelli che sono dotati, e perciò prigionieri, di una qualsiasi ideologia, e sono condannati a tentare (di solito, invano) il mondo e la vita, e se stessi, secondo qualche schema di cui non possono dubitare, perché posseggono la verità precostituita. E invece è noto l’antichissimo aforisma “initium sapientiae dubium est”.

Gli intellettuali, troppo spesso, non dubitano; e ciò è psicologicamente comodo, perché solleva dalle angosce del pensiero e del cuore. Ciò appare evidente dall’uso di un linguaggio automatico (vi ricordate l’annata del “patriarcato” sia che piovesse sia che bruciasse il sole?); e il linguaggio meccanico troppo spesso sostituisce l’elasticità del pensiero.

Siccome avete capito tutti che farò cenno all’infelice battuta di un tale sull’ignoranza di chi vota da una parte, e quindi istruzione di chi vota da un’altra parte, il tutto, secondo quello, ricavato dai miti “sondaggi”, vi comunico che Dante non mise mai piede in un’università; il Petrarca si fece laureare nel senso di una corona di alloro (“laurus”), e fu esaminato dal dotto e non laureato re Roberto; e non furono laureati, per dire cose degli ultimi secoli, Alfieri Foscolo Manzoni Leopardi d’Annunzio (“solo d’alloro voglio laurearmi”, egli canta) Croce Marconi; Nietzsche insegnò prima della laurea… e non vi dico i tanti politici pochissimo scolarizzati, e che se fecero bene o male non fu certo per il certificato degli esami sostenuti.

Particolarmente dannosi sono certi intellettuali calabresi rimasti ancorati al XVIII secolo, e che della Calabria reale non sanno un bel nulla, e non l’hanno mai vista e amata e odiata e camminata e mangiata e bevuta; e, se studiata, studiata… su testi di Trento e frettolosi appunti di viaggiatori forestieri di rapidissimo passaggio. E propongono soluzioni a problemi che sconoscono.

Riassunto: un poco di dotta ignoranza non farebbe male a nessuno; e in specie agli intellettuali applauditi e foraggiati e cittadini onorari di Belforte. Belforte? Pagatemi e vi dico dov’e… o dove fu.

Una volta tanto nella vita voglio fare l’int€ll€ttual€ anche io. A proposito, che fine ha fatto la CABINA DI REGIA DELLA CULTURA? Ahahahahahahah!

Ulderico Nisticò