Filosofia del lavoro

 Non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai che un essere umano viva “secondo natura”, cioè mangiando frutti casualmente caduti dagli alberi, e dormendo sotto le frasche, tanto i lupi sono erbivori. È un sogno ricorrente ogni tanti secoli, e lo canta anche Virgilio; ma Lucrezio, in versi possenti, avverte che gli uomini primitivi pativano ogni sorta di pene e mali; e gli animali selvaggi li sbranavano, altro che bontà naturale.

 Tanto meno è vero che il mondo sia una specie di Bengodi ricco di ogni genere di beni, e che il problema sia distribuirli, e che se non si distribuiscono la colpa è dei cattivi che rubano ai buoni; tipo malvagi Spagnoli quanto impedirono ai civilissimi Aztechi di mangiarsi i prigionieri precedentemente squartati vivi. Attenti, si sentono ogni giorno, di tali fandonie.

 L’umanità nasce quando si allontana dalla natura, vivendo non di raccolta di cascami, ma di produzione e trasformazione. Se veniamo al Meridione, è vero che ha il sole, ma il sole, da sé, dà solamente l‘abbronzatura. Tutto ciò che noi uomini abbiamo viene dal lavoro; e quello che non abbiamo, dalla mancanza di lavoro, o dal lavoro sbagliato.

 Scopriamo che la Calabria è la regione più disoccupata d’Europa, quindi non c’è lavoro; o è lavoro sbagliato, con venti dirigenti, quaranta impiegati e un operaio. Non scherzo.

 Eppure la Calabria avrebbe (tappate la bocca ai pinoaprilati e altri inventori!) non certo le ricchezze di [mica tutta: una parte della] California, ma abbastanza per una corretta economia. E quando c’è l’economia, essa si distribuisce da sé, senza interventi artificiosi e, generalmente, maldestri quando non corruttori. E quando c’è l’economia, essa richiede, sollecita lavoro. Il lavoro non si “crea”: quello che hanno “creato” negli anni 1970-90 è stato il “posto”, dal verbo porre, che è l’opposto del lavoro; e in certi nostri paesi, il posto ha ucciso il lavoro, e oggi c’è il deserto.

 Prendiamo la risorsa potenziale più evidente: il turismo; e prendiamo Soverato, dove dei forestieri fanno i bagni per un paio di settimane, e il 25 agosto se ne sono bell’e andati; le spiagge restano piene, agli occhi degli ingenui, ma siamo noi di qui che andiamo al mare. Ecco un esempio di risorsa inutilizzata. Tutte le altre forme di turismo, in Calabria, sono quasi ignote: termale, di salute, della terza età, religioso, culturale, esperienziale, enogastronomico…

 Lo volete sapere perché? Perché i bagni non richiedono fatica, e il turismo culturale sì, e intelligenza, e impegno, e conoscenza della storia e dell’arte, e di qualche lingua… I bagni ce li offre il dio Poseidone, a costo e fatica quasi zero. Così non va per niente bene; e il turismo nostrano non genera indotto e non coinvolge il territorio. Ecco a cosa servirebbe la mia Trasversale delle Serre, non per arrivare “’prima” dove i più non hanno niente da fare.

 Se la Calabria ha speranza di sollevarsi dalla sua condizione di eterna ultima, può farlo solo attraverso il lavoro in tutte le sue forme, tranne quelle parassitarie. Attenti ad un altro errore: il lavoro mica è solo manuale con dispendio di energie; anzi, il progresso è proprio farne a meno attraverso la tecnologia.

 Perciò la Calabria deve chiedere la sua parte dei famosi miliardi, ma solo per attività produttive concrete e controllabili, e non certo per i sognati soldi a pioggia, prima i soldi poi le idee… forse. Altro esempio soveratese: le strade sono tutte una toppa, idem le fogne, e non vanno toppate, ma interamente rifatte; ecco, se la burocrazia europea e indigena non mette i suoi ottusi ostacoli, Soverato, previo serio progetto, chieda X soldi per questo scopo, ovviamente iniziando a spenderli appena arrivano; e una seria politica di opere pubbliche farà sì che X divenga 2X e 4X, quando l’operaio, pagato il sabato, andrà in pizzeria con le scarpe nuove.

 Attenzione, c’è anche, no, c’è soprattutto il fattore morale. Il lavoro è gioia, soddisfazione, forza. Quando i plebei romani volevano potere, facevano lo sciopero militare, ovvero dicevano ai patrizi “Ora la guerra ve la fate voi”; ottenuto lo scopo, combattevano ferocemente per far vedere ai patrizi che erano meglio di loro. Ecco che il lavoro è potere. Ragazzi, di passacarte seduti si può fare a meno – anzi, magari – ma di fabbri, elettricisti, meccanici, muratori no, quelli sono indispensabili.

 Lupa di mare permettendo, buon Primo Maggio.

Ulderico Nisticò