Il caso Moro

In quarant’anni di commemorazioni e di molto blande indagini, nessuno ha chiesto:

– perché Moro, e non un altro qualsiasi; nè hanno senso risposte retoriche o formalistiche;
– come sia accaduto che un gruppo di terroristi autogestiti portasse a termine un’operazione di tale efficienza;
– come lo Stato italiano abbia potuto mostrare, invece, tanta inefficienza nel cuore della capitale;
– come Prodi abbia cercato di supplire all’inettitudine dei vivi convocando i morti per mezzo di una seduta spiritita, e manco ha capito i messaggi dell’Aldilà;
– come l’allora ministro degli Interni, Cossiga, che per la suddetta inefficienza doveva sparire anche dalla vita privata, sia poi divenuto presidente della Repubblica;
– come la famiglia di Moro continui ad accusare la DC: lo fece una figlia qui a Soverato, se ricordate;
– come PC e DC si siano rivelati così duri sul caso Moro e così mollaccioni in quelli di un politicante campano, pure rapito e liberato con trattative;
– come le Brigate Rosse siano finite tutte in galera, e subito, quando venne rapito un generale americano.

Eccetera. Aggiungete attentati, bombe, aereo di Ustica… ed è chiarissimo il quadro di una situazione criminale della politica italiana degli anni 1970, in basso e in alto. I particolari sfuggono, ed è tardi per indagare: ma il concetto è evidente:

– qualcuno volle morto Moro, e propriamente Moro, non uno qualsiasi tanto per dare un esempio come facevano gli anarchici dell’Ottocento che ammazzavano sfiorite imperatrici in vacanza;
– Moro voleva il compromesso storico, e fu esattamente quello che avvenne, quindi il suo rapimento non lo impedì e nemmeno lo ritardò; i governi DC sostenuti dal PCI furono pessimi come i precedenti, ma si era esattamente realizzato il progetto di Moro;
– non è dunque un fatto di politica interna; si disse subito che bisognava cercare nella politica estera e mediterranea di Moro, filoaraba, che comunque avrebbe turbato certi equilibri e certi interessi.

Queste sono le domande; le risposte, non ci furono nel 1978, e non ci sono neanche ora. Quanto ai terroristi comunisti delle BR, moriranno convinti di aver deciso e gestito tutto loro. Poco credibile: erano degli intellettuali in preda a follia ideologica, gente di penna, non certo pistoleri; e per trovare il loro covo, bastava chiedere a qualche balordo e delinquentello della mala romana. Covo che non era nelle forre dell’Aspromonte, ma nel bellissimo centro di Roma. Ah, Prodi, se almeno avesse dato retta agli spiriti!

Ulderico Nisticò

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