Immobili e conti correnti in Liechtenstein, confiscati 13 milioni ad un imprenditore calabrese


Un patrimonio complessivo stimato in circa 13 milioni di euro è stato confiscato dalla guardia di finanza nell’ambito di un procedimento di prevenzione nei confronti di Michelangelo Fedele, calabrese, trasferitosi in Toscana negli anni Settanta e ritenuto “socialmente pericoloso” sulla base dei presupposti individuati dall’autorità giudiziaria.

Il provvedimento a carico di Fedele, 81 anni, attualmente sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, come riporta LaPresse, è stato eseguito dai finanzieri del Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze, in collaborazione con i reparti del comando provinciale di Livorno e sotto il coordinamento della procura di Livorno.

La confisca è stata disposta dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Firenze, su proposta della procura. Fedele, evidenzia una nota, è ritenuto “socialmente pericoloso” e sin dal 1967 è stato destinatario di denunce e condanne per vari reati, tra cui usura, falsificazione di monete, ricettazione, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona e violenza privata, detenzione e porto abusivo d’armi.

I beni confiscati
Nel dettaglio, il provvedimento di confisca riguarda 73 unità catastali, tra abitazioni, terreni e fondi commerciali in diversi comuni della provincia di Livorno: Cecina, Bibbona, Castagneto Carducci, Piombino, Suvereto, Rosignano Marittimo, San Vincenzo e Campiglia Marittima. Il valore complessivo degli immobili è stato stimato in circa 7 milioni di euro.

A questi si aggiungono disponibilità finanziarie per circa 6 milioni di euro, individuate anche grazie a una procedura di cooperazione internazionale svolta con il supporto di Eurojust. Oltre 5,3 milioni di euro risultavano depositati su conti correnti in Liechtenstein.

Le indagini
Alla base della misura di prevenzione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tre elementi principali: il profilo soggettivo, la correlazione temporale tra la presunta pericolosità sociale e l’acquisizione dei beni e, infine, la sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati.

La guardia di finanza ha ricostruito un periodo di attività ritenuta illecita compreso tra il 1974 e il 2017. Nel corso degli anni l’uomo sarebbe stato coinvolto in diversi procedimenti penali e avrebbe riportato condanne in Italia, tra Calabria e Toscana, e a San Marino.

Le indagini economico-finanziarie hanno inoltre evidenziato una significativa sproporzione tra le risorse patrimoniali disponibili e i redditi dichiarati dal soggetto e dal suo nucleo familiare.

Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire flussi economici e disponibilità finanziarie, individuando anche somme che, secondo gli investigatori, sarebbero riconducibili a fenomeni di evasione fiscale e a violazioni della normativa antiriciclaggio.