De mortuis, nihil nisi bene, insegnano i Latini, e del resto credo che nessuno possa eccepire qualcosa sul piano personale di Gerardo Pagano. Ma di un uomo pubblico non basta ciò, e bisogna parlarne con misurato giudizio.
Ha rappresentato per anni un ruolo significativo per Soverato e per il territorio, e possiamo senza alcuna remora considerarlo un compaesano, e per parentele acquisite, e perché ha visto in Soverato quasi una sua seconda patria di nascita.
Arrivò, infatti, ancora molto giovane, dal Napoletano, e preceduto da buona fama di cultura. Lo si ricorda insegnante a Cardinale, a Chiaravalle, infine a Soverato.
Qui accompagnò la formazione del Liceo Scientifico, prima come succursale di Chiaravalle, poi in autonomia; anche se sulla logistica del primo quarto di secolo di vita della scuola, è molto meglio sorvolare. Ne fu, come si diceva ancora, preside, anche nella nuova e decorosa sede, fino alla fine della carriera.
Siccome non è automatico che un professore sia uomo colto per il fatto di avere una laurea, è giusto rilevare che la cultura di Pagano era più solida e più ampia della sola professionalità. Come ad altri, se mai, gli si deve rimproverare di non averne fatto tutto l’uso che poteva e doveva.
In anni in cui ancora esistevano le ideologie, Pagano mostrò interessi e passioni politiche, militando in un’ala della Democrazia Cristiana che, per capirci (e nulla politicamente condividendo, chi scrive), chiameremmo di sinistra, i “cattolici democratici”. È bene precisare che queste sue tendenze non lo condussero mai a scelte lontane dal rigore di credente e praticante. Lo ricordiamo anche presente tra gli exallievi salesiani.
La collocazione che diciamo di sinistra era minoritaria nella DC, e ciò non favorì un’affermazione di Pagano nelle istituzioni di grado più elevato. Lo troviamo consigliere comunale per lungo tempo, e di sindaco, fino al 1992, l’ultimo della cosiddetta Prima repubblica.
Allora i sindaci venivano eletti, e spessissimo deposti, dal consiglio comunale, cioè di fatto dai partiti, e contavano poco. Il suo periodo fu, al contrario, abbastanza stabile, con tentativo di rimettere in sesto un bilancio dissestato dalle precedenti sindacature di pochi mesi.
Negli ultimi anni, continuò attività quali l’Accademia del Liceo e la Dante Alighieri.
Quella di Gerardo Pagano è dunque, per Soverato, una memoria da non disperdere; e la narrazione ci porta a tempi che furono, e forse oggi non ci sono.
Ulderico Nisticò