Lettera Aperta a un “Anonimo Sindaco”


Oggetto: La riscossione strumentale come unico segno di vita di uno Stato che abdica al proprio ruolo sociale.

Ritornare su un argomento da me affrontato più volte, in un momento storico in cui le cronache raccontano di un mondo in completo sovvertimento economico, sociale e democratico, potrebbe sembrare inopportuno.

Mentre le immagini di guerre, disastri ambientali e prevaricazioni dei potenti scorrono alla velocità della luce sui nostri dispositivi elettronici, restituendoci l’irrequietezza di un’umanità ferita, parlare di viabilità e sanzioni può apparire quasi anacronistico. Eppure, tacere non aiuta chi dovrebbe tutelare il bene comune.

Per questo scelgo di rivolgermi a un “Anonimo Sindaco”. L’anonimato serve a rimarcare che il problema è sistemico: poco importa che la città sia al Nord o al Sud, poiché il volto del potere che ignora il cittadino è ovunque lo stesso. Questa scelta non indica mancanza di coraggio, ma rappresenta un grido di responsabilità rivolto a un intero apparato burocratico.

Egregio Sindaco,
Le scrivo da una città che svanisce sotto i colpi dello spopolamento e dell’inerzia. Le scrivo a nome di chi resta nonostante una sanità in affanno, con liste d’attesa che negano diritti elementari, e un mercato del lavoro segnato dalla precarietà. In questo quadro desolante, c’è però un unico ingranaggio che funziona con precisione chirurgica: il sistema delle multe.

È sconcertante notare come le amministrazioni restino sorde alle richieste di servizi efficienti, strade sicure e decoro urbano, diventando improvvisamente “attente e solerti” solo quando si tratta di sanzionare. La cittadinanza non avverte più alcuna reale discontinuità tra le diverse coalizioni; le sfumature politiche si sono appiattite in un grigio monotono fatto di gestione burocratica del declino.

La nostra non è inciviltà, è frustrazione. Punire un cittadino per un parcheggio quando manca la proporzione tra parcheggi a strisce blu e parcheggi gratuiti, la segnaletica è quasi invisibile e il manto stradale è un colabrodo è una beffa; farlo in una realtà fragile e priva di certezze concrete, costringendo le persone a scegliere se pagare una bolletta o un verbale, rischia di diventare una crudeltà sociale.

Purtroppo, per molti enti locali in difficoltà, le sanzioni al Codice della Strada sono diventate una voce di bilancio strutturale. Questo approccio non risolve i problemi, ma alimenta un cortocircuito pericoloso: la Polizia Municipale, che dovrebbe rappresentare un presidio di sicurezza e assistenza, finisce per essere percepita solo come un esattore, perdendo la sua autorità morale e la sua funzione di supporto.

Signor Sindaco,
I cittadini non sono numeri di targa, ma persone che aspirano a vivere in un contesto sociale che assicuri dignità. Il tempo delle “sfumature di grigio” è scaduto. La riscossione non può essere l’unico segno di vita di un’amministrazione.

È necessario un cambio di rotta sostanziale che rimetta al centro l’ascolto e la risoluzione dei problemi concreti. L’alternativa è il fallimento definitivo del patto tra Stato e cittadini, una deriva che alimenta l’avversione per le istituzioni percepite ormai solo come strumenti di potere al servizio di se stesse.

Mi auguro che questa riflessione possa essere un punto di partenza per un dialogo costruttivo, affinché il governo del territorio torni a essere cura del bene comune e non semplice gestione contabile del disagio altrui.

Nicola Iozzo