Libri – “Pagine scelte” di Francesco Pitaro

libri2È stata appena data alle stampe l’ultima pubblicazione di Francesco Pitaro, Pagine scelte di storia calabrese, edita da “il testo editor” e promossa dall’associazione culturale “Radici nel tempo”. L’opera, che si compone di 110 pagine, raccoglie alcuni dei pezzi giornalistici che l’autore ha scritto per la pagina “Cultura e Spettacolo” di Gazzetta del Sud, nel corso della sua quindicinale collaborazione a questo quotidiano. Sono articoli a sé stanti, necessariamente sintetici, dal taglio divulgativo e giornalistico ma sottesi tutti da un unico denominatore: sono, ognuno nella sua peculiarità, fotogrammi che impressionano avvenimenti o personalità calabresi che hanno segnato la storia di questa regione e nel corso dei secoli XIX e XX.

Emergono in questo contesto personalità calabresi che hanno lasciato un’impronta personale nella storia nazionale, come quell’Achille Fazzari, che spesso lo si ricorda come uomo molto vicino a Garibaldi ed eroe sul Volturno ma che pochi rammentano che fu uno dei primi – se non il primo – uomo politico post-risorgimentale a sollevare la necessità di instaurare un concordato tra la Chiesa e il Regno d’Italia all’indomani di Porta Pia. O come i due Ruffo, Gaetano ed Elio: il primo, uno dei cinque martiri di Gerace del 1847; il secondo, intellettuale e regista cinematografico, antesignano della corrente neorealista calabrese. O, infine, la figura e l’opera di Teresa Gullace, come dire la donna originaria di Cittanova (RC) il cui atto di eroismo ispirò a Rossellini, nel 1945, il film Roma città aperta.

Non mancano, ovviamente, quelli che le convenzioni correnti sogliono definire “antieroi”. Come Giuseppe Albano, ovvero “il Gobbo del Quarticciolo” sul quale ancora è aperta la discussione se fu un vero e proprio eroe della resistenza al nazi-fascismo nella Roma occupata dai tedeschi o un volgare criminale doppiogiochista. O come quel Vito Casalinuovo, di San Vito Sullo Jonio (CZ), addetto alla «sorveglianza personale del Duce», che rimase coerente con le proprie idee fin a seguire Mussolini Salò e condividere con lui l’epilogo di Piazzale Loreto.

“Antieroi”, ma per ragioni diverse, furono considerati tutti quei contadini che, per essersi ribellati in armi ai soprusi e alle pesanti imposizioni della nuova classe dirigente all’indomani dell’Unità d’Italia, furono etichettati “briganti”, come Pietro Monaco e della sua non meno temeraria compagna Maria Oliverio, detta “Ciccilla”.

Altri importanti avvenimenti hanno punteggiato la Calabria, segnatamente nel corso della Seconda guerra mondiale, di cui vale la pena conservarne memoria. A partire dalla battaglia di Punta Stilo, del luglio del 1940, che fece presagire la supremazia della marina inglese nel Mediterraneo, per proseguire con la serie di bombardamenti “alleati” che tempestarono le principali città calabresi e finire con l’avanzata delle truppe anglo-americane che risalivano la penisola e la scoperta dell’esistenza, in Calabria, di un’organizzazione segreta (Guardie ai labari) che aveva il compito di ostacolarne l’impresa.

Infine la cronaca “recente” segnata da due avvenimenti degli anni Sessanta, la visita del presidente del Consiglio, Amintore Fanfani, e la misteriosa uccisione a Catanzaro del dirigente comunista Luigi Silipo: il primo fu carico di attese messianiche per la Calabria; il secondo diede la stura a una ridda di sospetti e insinuazioni che avvelenarono la vita politica di quegli anni fin a lambire lo stesso Pci calabrese.

Francesco Pitaro è nato a Gagliato (CZ) il 17 febbraio 1953, e vive a Montepaone. Giornalista, ha collaborato alla Radio Vaticana e scritto per Tuttosport, Corriere dello Sport-Stadio, Giornale di Napoli. È stato comunicatore presso il Dipartimento “Politiche comunitarie”, Autorità di gestione Por Calabria 2000-2006, e all’Unità di progetto “Relazioni internazionali” della Regione Calabria. È stato collaboratore fisso del trimestrale di cultura Calabria Letteraria e ha scritto per le pagine “Regionale”, “Commenti” e “Cultura e Spettacolo” di Gazzetta del Sud.

L’immagine di copertina, Altera Magnæ Græciæ pars – collage e acrilico su tela (cm 70×100) – è un’opera di Cesare A. Taverna, architetto-pittore calabrese. Numerose sono le mostre e le esposizioni che testimoniano  ammirazione e attrazione per le sue creazioni. Egli ha una lunga militanza nel mondo artistico, che alimenta giornalmente con l’insegnamento di Storia dell’arte e disegno nei licei. Ama definirsi un “manipolatore” di immagini,  forme e colori e, sostenuto da una curiosità incontenibile, non disdegna di sperimentare tecniche “rischiose” degne della migliore arte informale.

 

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