Tragicommedia calabrese

 In ogni tragedia di Shakespeare c’è poca o molta commedia, spesso sottile, inavvertita. Nel nostro caso calabro, io vi elenco dei fatti: decidete voi quali sono comici e quali tragici e quali tragicomici. La premessa generale è che la Calabria sta allo stadio terminale, e non vorremmo che il teatro si concludesse, come spesso le tragedie, con la morte, e applausi degli spettatori.

  1. RAI Calabria di oggi 25 fa campagna elettorale alla Cristallo, dedicandole due terzi dello striminzito tg, in cui l’argomento del commissario viene sfiorato come facevano le vecchie signore ottocentesche parlando di sesso: a farfugli e colpi di tosse.
  2. E io pago, obbligatoriamente, il canone: se no mi tagliano la luce.
  3. Il TAR, in maniera perfettamente legale, ma ignorando che summum ius summa iniuria, dà ragione a 13 (tredici!) persone, e approfitta per dare torto all’intera Regione Calabria, però facendo eccezione per i sindaci: quindi apre una scuola sì e una no. Io, fossi il ministro (e non fossi Bonafede!!!), avrei già mandato gli ispettori.
  4. Cosa aspetta, Spirlì, a presentare ricorso presso tutti i tribunali d’Italia e d’Europa?
  5. Ancora una volta, regge il paragone con la tragedia shakespeariana, in cui alla trama principale si aggiungono spesso trame secondarie: secondarie ma sempre o tragiche o comiche.
  6. E veniamo alla trama trama: il commissario. Ieri sera abbiamo atteso la mezzanotte come Cenerentola; e nessuna notizia; siamo andati a ninna, e stamani notizia nessuna. Il governo ha raschiato il barile dei nomi più o meno conosciuti, e o tanti stanno dicendo di no, o i due partiti e altri stanno litigando: vedi punto 1. Infatti, prima o poi in Calabria si dovrà votare.
  7. Cotticelli, Zuccatelli, Gaudio, Mostarda eccetera; Strada si è sistemato con la Protezione Civile, e beato lui. Altri nomi, non meritano di essere esposti al pubblico ludibrio, perché hanno subito detto di no.
  8. E qui sta il punto: com’è che uno rinuncia a nove (9!) milioni al mese, e ad un posto di prestigio? Per due evidenti motivi che si riassumono in uno, paura.
  9. Paura della pelle? Tranquilli, queste cose da film western non si usano più.
  10. Paura del fallimento? E sì, del fallimento, come tutti i commissari. Perché nessuno di loro è mai stato commissario davvero, cioè con pieni poteri. Non è commissario chi, per farsi aprire l’ospedale, deve attendere il permesso del sindacato uscieri! Lo è chi, se gli gira, può entrare anche alle tre di notte, e fregarsene dei regolamenti. E chi controlla i conti, e se non tornano licenzia tutti quanti a pedatoni.
  11. Intanto a fallire è il governo Conte 2. Un suo ministro dalla faccia triste, in tv, dice, mentendo, che l’argomento non era all’ordine del giorno: ahahahahahahahahahah. Cosa aspetta, Spirlì, a colmare il vuoto creato da Conte 2?
  12. L’opposizione nazionale sta vedendo come collaborare, e improvvisamente tutti sono diventati buoni fanciulli: nessuno attacca Salvini, e Salvini non attacca nessuno; mentre Berlusconi vorrebbe entrare in maggioranza; e a Renzi e Conte tutto ciò non pare vero. Secondo me, ci sono duecentonove miliardi (209.000.000.000) di motivi per mettere d’accordo i “mulinari” del proverbio calabrese.

La Calabria fa ridere l’Italia, da un po’ anche i giornali europei. I partiti calabresi, ammesso che ne esistano, silenzio assoluto; gli intellettualoni malinconici, assoluto silenzio. Si leva solo la voce della Chiesa, ma sono tutti d’accordo, quindi nessuno.

 E io? Io scrivo “per isfogar la mente”, sapendo bene che è inutile.

Ulderico Nisticò